Negli ultimi anni si sente spesso parlare di autismo ad alto e basso funzionamento per descrivere le persone con autistismo.
Tuttavia, questo termine è problematico e sempre meno adeguato, soprattutto quando viene utilizzato al di fuori del contesto della ricerca scientifica.
È importante comprenderne l’origine, i limiti e le alternative corrette.
Il termine autismo ad alto/basso funzionamento nasce in ambito di ricerca per distinguere due grandi gruppi:
In questo contesto specifico, la distinzione aveva (e in parte ha ancora) una funzione pratica, legata alla classificazione e allo studio dei profili cognitivi. Finché rimane confinato al linguaggio tecnico della ricerca, il suo utilizzo è stato in parte tollerato.
Quando diventa un problema
L’uso del termine diventa problematico quando entra nel linguaggio comune e, soprattutto, nella comunità autistica.
I motivi principali sono due:
1. Non è un termine diagnostico ufficiale
Il termine autismo ad alto/basso funzionamento non compare in alcun manuale diagnostico, né nel DSM-5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) né in altre linee guida ufficiali per la diagnosi dell’autismo.
Non essendo una categoria diagnostica riconosciuta, non può e non dovrebbe essere usato per etichettare una persona. Utilizzarlo come se fosse una diagnosi ufficiale è scorretto dal punto di vista clinico e scientifico.
2. Crea una percezione distorta della realtà
Definire una persona come “ad alto funzionamento” trasmette l’idea che:
Questa percezione è falsa e dannosa.
Secondo il DSM-5 (DSM è il manuale statistico diagnostico per i disturbi mentali, il 5 sta per la quinta edizione), per porre una diagnosi di disturbo dello spettro autistico devono essere soddisfatti cinque criteri.
Il criterio D stabilisce che le caratteristiche autistiche devono compromettere in modo clinicamente significativo almeno un’area importante del funzionamento della persona, come:
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l’area sociale,
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l’area scolastica,
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l’area lavorativa.
Questo significa che, indipendentemente dalle capacità cognitive o verbali, una persona autistica presenta una compromissione reale e significativa in almeno un ambito fondamentale della vita.
Parlare di “alto funzionamento” nega o minimizza questa realtà.
In altre parole, non esiste un funzionamento “alto” nel senso comune del termine: esiste un funzionamento parziale, che richiede adattamenti, comprensione e supporto.
L’etichetta “ad alto funzionamento” rischia di rendere invisibili le difficoltà e di giustificare la mancanza di aiuto.
I termini corretti da utilizzare
Il DSM-5 non classifica l’autismo in “alto” o “basso funzionamento”, ma in base ai livelli di supporto necessari:
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Livello 1: richiede supporto
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Livello 2: richiede supporto significativo
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Livello 3: richiede supporto molto significativo
Questi sono i termini appropriati e rispettosi per riferirsi a una persona autistica, perché mettono al centro i bisogni di supporto, non un presunto livello di valore o di capacità.
Smettere di usare il termine autismo ad alto/basso funzionamento non è una questione di linguaggio “politicamente corretto”, ma di accuratezza, rispetto e consapevolezza.
Le parole che utilizziamo influenzano il modo in cui comprendiamo l’autismo e, soprattutto, il modo in cui rispondiamo ai bisogni delle persone autistiche.
Usare i termini corretti significa riconoscere la complessità dello spettro autistico e contribuire a una cultura più inclusiva e informata.
I contenuti di questo articolo sono presentati in modo generale e semplice.
Per approfondimenti o informazioni specifiche, è consigliabile consultare siti specializzati o rivolgersi a professionisti del settore