L’utilizzo degli smartphone a scuola: da divieto a opportunità educativa

L’uso degli smartphone negli ambienti scolastici è oggi frequentemente oggetto di restrizioni o divieti. Tale scelta nasce principalmente dalla preoccupazione che questi dispositivi possano distrarre gli studenti e compromettere l’attenzione durante le lezioni. Tuttavia, in una società sempre più digitalizzata, appare legittimo interrogarsi sull’efficacia di un approccio esclusivamente proibitivo.

Lo smartphone rappresenta attualmente uno degli strumenti più diffusi e versatili nella vita quotidiana. Il suo impiego non si limita alla comunicazione o all’intrattenimento, ma si estende a numerose attività fondamentali: accesso ai servizi della pubblica amministrazione, gestione delle operazioni bancarie, consultazione di informazioni e utilizzo di applicazioni professionali. In ambito lavorativo, tali competenze digitali risultano ormai indispensabili.

Alla luce di questo scenario, emerge la necessità di considerare lo smartphone non solo come possibile fonte di distrazione, ma anche come risorsa educativa. Piuttosto che demonizzarne l’uso, si potrebbe favorire un percorso di apprendimento che insegni agli studenti a utilizzarlo in modo consapevole, critico e produttivo. L’obiettivo non dovrebbe essere quello di sottrarre un dispositivo ormai radicato nella quotidianità, bensì quello di fornire gli strumenti per gestirlo in maniera efficace.

Un approccio didattico innovativo potrebbe includere attività semplici e a costo zero. Ad esempio, dopo una lezione, si potrebbe richiedere agli studenti di registrare un breve audio in cui spiegano i concetti appresi: un esercizio utile sia per consolidare le conoscenze sia per permettere all’insegnante di valutare il livello di comprensione. Analogamente, si potrebbe stimolare la ricerca autonoma di fonti online, chiedendo di confrontarne l’affidabilità e di motivarne la scelta.

Un ulteriore sviluppo potrebbe riguardare il confronto tra diverse spiegazioni generate da strumenti digitali, come le intelligenze artificiali, per abituare gli studenti a riconoscere differenze, limiti e punti di forza delle informazioni ricevute. In questo modo, si promuoverebbe non solo l’apprendimento dei contenuti, ma anche lo sviluppo del pensiero critico.

È evidente che l’introduzione di tali pratiche richiede competenze specifiche e una visione educativa orientata al futuro. Le difficoltà strutturali, come la carenza di risorse, rappresentano un ostacolo reale, ma non escludono la possibilità di sperimentare metodologie innovative.

In conclusione, vietare l’uso dello smartphone a scuola rischia di creare una distanza tra l’ambiente educativo e la realtà esterna. Un utilizzo guidato e consapevole, invece, potrebbe trasformare un potenziale problema in un’opportunità, preparando gli studenti ad affrontare con maggiore competenza le sfide della società contemporanea.

Modena, professoressa mette 3 ai suoi studenti: «Hanno fatto un’assenza strategica per saltare la verifica». La scuola la sanziona e il tribunale è d’accordo

Fonte Il corriere di Bologna

 

Lo scorso anno scolastico aveva deciso di mettere «tre» sul registro a tre dei suoi alunni, ma con una motivazione che le è costata una sanzione disciplinare da parte del dirigente. La professoressa di matematica di un istituto superiore in provincia di Modena, infatti, stando al resoconto processuale, aveva scritto sul registro accanto al voto «assenza strategica per non fare la verifica». 

Una motivazione che per il dirigente rappresenta invece la base per una sanzione disciplinare con un avvertimento scritto «per atti alle responsabilità, ai doveri e alla correttezza inerenti alla funzione docente». Tra professoressa e dirigenza scolastica le posizioni sui fatti sono diametralmente opposti e si finisce in tribunale. 

 

Lo scontro legale tra la professoressa e la scuola

Ma i giudici modenesi hanno dato ragione alla scuola e torto alla docente perché avrebbe dato una grave insufficienza ai tre studenti in merito al profitto e non semmai al comportamento e questo per il tribunale non è legittimo. 

Si legge infatti nella sentenza a firma del giudice del Lavoro Vincenzo Conte del tribunale di Modena, pubblicata nei giorni scorsi: «Nel caso di specie, la professoressa ha assegnato un voto di profitto, riferito a contenuti curriculari, ad una prova alla quale gli studenti destinatari della valutazione non hanno partecipato perché assenti». 

E inoltre nel processo è emerso che la docente «non ha condotto una preventiva verifica dei saperi, palesando la volontà di sanzionare il comportamento degli allievi assenti». 

«Il voto ha una finalità formativa, non è una sanzione»

Il voto ha una indubbia finalità formativa ed educativa «ma non può ragionevolmente tradursi in provvedimento afflittivo, ritorsivo e sanzionatorio». Il voto di profitto gravemente insufficiente è stato assegnato in ragione della sola assenza degli studenti, al fine di stigmatizzarne la condotta, e per il giudice invece: «Nessuna infrazione disciplinare connessa al comportamento può influire sulla valutazione degli apprendimenti delle singole discipline». 

In altre parole per il tribunale il comportamento e il profitto sono due cose separate. Il giudice ha quindi rigettato il ricorso e condannato la professoressa anche a pagare la metà delle spese legali previste, per effetto di un minimo di compensazione delle stesse. 

«Il comportamento può influire solo sul voto in condotta»

La professoressa aveva inoltre aggiunto al registro un’altra dicitura stigmatizzata dai giudici: «Questo voto verrà cancellato quando lo studente avrà dimostrato di aver recuperato quest’argomento nelle verifiche successive». Anche su questo punto il tribunale ha dato atto che poi il voto insufficiente è rimasto poi invece definitivo. 

La sanzione disciplinare del dirigente scolastico nei confronti della professoressa di matematica per i giudici era assolutamente legittima, comportamento e profitto sono due cose separate, «le infrazioni disciplinari degli studenti possono influire solamente sul voto di condotta e non sul voto del rendimento». 

Gli stili di apprendimento

Ogni persona apprende in modo diverso.

Comprendere il proprio stile di apprendimento permette di migliorare l’efficacia dello studio e rendere l’esperienza più coinvolgente e produttiva. I principali stili di apprendimento sono quattro: visivo, uditivo, cinestesico e logico.

Lo stile visivo

Si basa sull’utilizzo delle immagini. Chi preferisce questo approccio apprende meglio attraverso mappe concettuali, schemi, grafici, video e fotografie. Le informazioni vengono elaborate più facilmente quando sono rappresentate in forma visiva.

Lo stile uditivo

Privilegia l’ascolto. Le persone con questa modalità imparano efficacemente tramite lezioni orali, podcast, musica o ripetizioni ad alta voce. Il suono e il linguaggio verbale sono strumenti fondamentali per la memorizzazione.

Lo stile cinestesico

Si fonda sull’esperienza diretta. L’apprendimento avviene attraverso attività pratiche, esperimenti e simulazioni. Chi ha questo stile preferisce “imparare facendo”, coinvolgendo il movimento e l’azione.

Lo stile logico

Si concentra sul ragionamento e sull’analisi. È tipico di chi apprende attraverso problemi, quiz, sequenze e attività che richiedono pensiero critico e capacità di organizzazione.

Riconoscere il proprio stile di apprendimento consente di adottare strategie più efficaci e personalizzate.

In ogni caso, è importante ricordare che ognuno può integrare più modalità, sviluppando un approccio completo e flessibile allo studio.

Nel caso di ragazzi con bisogni educativi speciali (come DSA o disabilità), è fondamentale adottare un approccio inclusivo e personalizzato, che tenga conto delle caratteristiche individuali e valorizzi i punti di forza.

 

Novità sulle Indicazioni Nazionali per i Licei

Fonte: MIM
Si è conclusa nei giorni scorsi la fase di redazione della bozza delle nuove Indicazioni nazionali per i Licei, il documento che definirà l’impalcatura culturale e didattica del prossimo quinquennio per migliaia di studenti.

Un’infografica per avere a portata di mano le novità sulle Indicazioni Nazionali per i Licei

UNA RIFORMA ATTESA, UNA SCUOLA CHE CAMBIA
Con il testo licenziato dalla commissione ministeriale e da oggi offerto alla consultazione pubblica e ai diversi stakeholders, l’Italia compie un passo significativo nella ridefinizione del secondo ciclo di istruzione. Non si tratta di una semplice revisione di programmi: è un ripensamento strutturale della funzione formativa del Liceo, del rapporto tra discipline e tra scuola e società. 

PERCHÉ STUDIARE QUESTA DISCIPLINA? LA SCOMMESSA EPISTEMOLOGICA
Una delle novità più rilevanti sul piano didattico-epistemologico è l’introduzione di una sezione intitolata “Perché studiare questa disciplina”. Questa sezione pone un’esigenza che è epistemologica e didattica insieme: illuminare il valore formativo di ogni disciplina, agganciando i saperi appresi alla realtà contemporanea e alla motivazione ad apprendere degli studenti. 

GEOSTORIA FINISCE.  STORIA E GEOGRAFIA TROVANO IDENTITÀ AUTONOMA
Forse la novità più attesa dagli addetti ai lavori: la Geostoria scompare. Al primo biennio, Storia e Geografia tornano a configurarsi come discipline distinte, ciascuna con la propria specificità metodologica e, per la Geografia, con manuali propri. La Geografia recupera la sua autonomia scientifica e torna a formare cittadini capaci di orientarsi nella complessità del mondo contemporaneo. La Storia, invece, estende il proprio arco temporale fino alla svolta cinese e ai nuovi equilibri geopolitici, con una scansione che dal nucleo euro-occidentale si apre progressivamente ai nuovi scenari globali. La centralità della storia dell’Italia e dell’Occidente non è un ripiegamento provinciale: è riconoscimento dell’eredità universale che quella tradizione ha consegnato al mondo moderno — la statualità, i diritti della persona, i fondamenti della ricerca scientifica.
La scelta di incentrare lo studio della storia sulle vicende dell’Italia e dell’Occidente risponde a un’esigenza di profondità, non di chiusura e ovviamente non significa affatto non studiare le altre civiltà e la loro storia.

L’INNOVAZIONE DELLA MATEMATICA: DA TECNICA A PENSIERO
Le nuove Indicazioni di matematica non si limitano a riordinare i nuclei tematici: propongono un ripensamento profondo della disciplina come esperienza intellettuale. Le tecniche restano, ma cessano di essere il fine. Diventano strumenti per comprendere concetti, modelli e decisioni — ovvero per esercitare quella cittadinanza attiva e critica che è l’obiettivo ultimo del percorso liceale.
Tre novità strutturali meritano attenzione. La prima: l’errore è riconosciuto come parte integrante del lavoro intellettuale, momento fecondo da attraversare con consapevolezza — non stigma da evitare. La seconda: per la prima volta, le Indicazioni trattano esplicitamente il tema dell’intelligenza artificiale, affidando alla matematica il compito di fornire i concetti e il linguaggio che stanno alla base dei sistemi di AI. La terza: il quinto anno introduce uno spazio strutturato di approfondimento in cui lo studente connette la matematica alla scienza, alla storia delle idee o ai propri interessi personali.
Questa apertura interdisciplinare e alla storia del pensiero matematico riposiziona la disciplina: non più torre d’avorio, ma sistema di idee in dialogo con tutti gli ambiti del sapere.

INTELLIGENZA ARTIFICIALE: PENSIERO CRITICO PER GOVERNARE LA TECNICA
In attuazione della Legge 132/2025 e dell’AI Act europeo, l’intelligenza artificiale entra nei Licei non come oggetto di fascinazione tecnologica, ma come territorio critico da governare. L’obiettivo è formare una coscienza digitale capace di distinguere tra la simulazione algoritmica — la doxa — e il sapere validato — l’epistéme. L’IA è al tempo stesso oggetto di studio e dispositivo metodologico: gli studenti imparano a usarla consapevolmente, ma anche a interrogarla, a riconoscerne i limiti, a tutelarne i confini rispetto alla propria libertà intellettuale. Il pensiero matematico e il pensiero critico diventano le due leve attraverso cui la scuola presidia l’autonomia del soggetto nell’era degli algoritmi.
L’obiettivo non è addestrare studenti all’uso degli strumenti digitali: è formarli a governarli con consapevolezza.

LETTERATURA: LEGGERE PER CAPIRE SE STESSI
Il rilancio della lettura come pratica identitaria è uno dei fili rossi delle nuove Indicazioni. Lo scopo dell’insegnamento letterario è che gli studenti prendano gusto alla lettura — e che da ciò che leggono ricavino strumenti per capire meglio se stessi e il mondo. Una formulazione semplice, quasi disarmante, ma di grande densità pedagogica. La letteratura del passato è presentata come specchio dell’esperienza umana da mettere in relazione con quella ancora acerba degli studenti. Leggere i classici non è un atto di deferenza verso il canone: è un modo per capire da dove si viene, cosa si pensa, cosa si desidera. E per poter cambiare, crescere, auto-crearsi. La lingua italiana, in questo quadro, è bene culturale da salvaguardare — lo ribadisce la Corte costituzionale — e strumento di accesso alla conoscenza in un contesto plurilingue.

Nuove proposte per lo studio della letteratura

A quanto pare, il percorso di lettura degli studenti nei primi due anni di scuola superiore potrebbe subire alcune modifiche significative. Le bozze attuali prevedono che gli studenti debbano leggere almeno sei libri completi nel biennio, spaziando tra autori italiani e stranieri, con l’obiettivo di ampliare gli orizzonti culturali e favorire un approccio più vario alla letteratura.

Anche per quanto riguarda i generi, si punta su una maggiore diversificazione: dai grandi classici al fantasy, passando per gialli e saggi. Dopo la lettura autonoma, gli studenti saranno coinvolti in attività in classe dedicate all’analisi e alla discussione dei testi, per sviluppare capacità critiche e interpretative.

Tra le novità più rilevanti, potrebbe esserci una revisione del programma tradizionale. Lo studio de I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni verrebbe probabilmente spostato dal biennio al quarto anno, lasciando spazio a opere contemporanee nei primi anni.

Anche il percorso sulla Divina Commedia di Dante Alighieri subirebbe modifiche, venendo concentrato solo nel terzo e quarto anno.

È importante sottolineare che si tratta ancora di indicazioni preliminari: essendo bozze, queste proposte potrebbero subire cambiamenti prima di una eventuale applicazione definitiva.

FILOSOFIA: VISSUTA E PROBLEMATIZZATA
La Filosofia nei Licei assume una doppia caratterizzazione. Da un lato è pratica concreta — esercizio di riflessione, interrogazione, giudizio, argomentazione. Dall’altro consegna un sapere storico e teorico, una tradizione di autori e testi da conoscere e approfondire. Le due dimensioni non si escludono: si integrano nella formazione di studenti capaci di argomentare una tesi anche in forma scritta, di riconoscere la diversità dei metodi con cui la ragione giunge a conoscere il mondo. Un approccio che richiede ai docenti di uscire dalla comodità del commento storiografico per entrare nella dimensione del laboratorio del pensiero — dove l’errore, l’incertezza e il conflitto tra posizioni diverse diventano risorse e non ostacoli.

EDUCAZIONE ALLE RELAZIONI, AL RISPETTO, ALL’EMPATIA
In continuità con la scuola del primo ciclo, i Licei dedicano ampio spazio all’educazione emotiva e relazionale così come al contrasto di ogni forma di violenza e di discriminazione. Il rispetto è riconosciuto come presupposto etico che precede e fonda l’agire civile: non una norma da rispettare, ma una disposizione da coltivare. La scuola è chiamata a costruire i fondamenti della convivenza pluralistica, dove l’inclusione non è concessione ma architrave della cultura occidentale moderna. La cura delle relazioni e dell’empatia è presentata come dimensione strutturale del curricolo — non come aggiunta soft alla formazione disciplinare. Una scelta che interpella in modo diretto la professionalità docente e la cultura organizzativa delle scuole.

Il percorso di consultazione

La fase di consultazione è appena iniziata. Nei prossimi mesi, la Commissione incontrerà sul territorio le diverse realtà della comunità scolastica. Poi, la parola passerà al Ministro. Quello che è certo è che la storia, come disciplina, esce da questo documento rinvigorita nella sua funzione civile: non solo memoria, ma strumento per abitare il presente con consapevolezza. E per distinguere, finalmente, tra ciò che è già storia e ciò che è ancora, soltanto, cronaca.

 

Griglia di valutazione esami di Maturità a.s. 2025/26

Allegato A griglia valutazione colloquio 2026

La griglia di valutazione dell’esame orale: come ottenere il massimo dei punti

La griglia di valutazione dell’esame orale rappresenta uno strumento fondamentale per comprendere come ottenere il punteggio più alto possibile. Essa permette di capire con precisione cosa viene realmente valutato e, di conseguenza, come prepararsi in modo efficace e mirato. 

Gli indicatori previsti sono quattro e ciascuno può raggiungere fino a cinque livelli di valutazione. Ciò significa che in ogni parametro è possibile ottenere fino a 5 punti, per un totale massimo di 20 punti, che rappresenta il punteggio più alto conseguibile all’orale. 

Il primo indicatore riguarda i contenuti.

Viene valutato il livello di conoscenze possedute, quindi quanto è stato effettivamente studiato. Tuttavia, è importante ricordare che le conoscenze rappresentano solo uno dei quattro parametri presi in considerazione.

Il secondo indicatore riguarda la capacità di collegare e rielaborare le conoscenze

Non conta solo sapere le informazioni, ma anche saperle mettere in relazione tra loro, creare collegamenti e utilizzare correttamente il linguaggio tecnico. Più il linguaggio risulta preciso e consapevole, maggiore sarà il punteggio. 

Il terzo indicatore riguarda la capacità di argomentare

È utile prendersi qualche secondo prima di rispondere per organizzare le idee e costruire frasi chiare e ben strutturate, scegliendo con attenzione le parole più adatte.

Il quarto indicatore riguarda la maturità raggiunta

Non si riferisce esclusivamente alla prestazione del giorno dell’esame, ma all’intero percorso scolastico e al livello di maturità e autonomia dimostrato dallo studente. 

Sito di Supporto allo studio per tutti gli studenti in modo particolare Bambini e Ragazzi con BES