Giacomo Cutrera vice presidente AID si racconta 17 maggio 2017

giacomo“La dislessia non è una malattia, ma una caratteristica che alcune persone hanno.
C’è chi nasce mancino e non riesce a usare la mano destra, così c’è chi nasce dislessico e ha bisogno del doppio di tempo rispetto agli altri per leggere e capire quello che è scritto…………”
Il vicepresidente AID e autore del libro “DEMONE BIANCO”  Giacomo Cutrera si racconta al settimanale Confidenze tra amiche: le difficoltà a scuola, la scoperta della dislessia e come è riuscito ad affrontarla.
L’intervista completa è disponibile QUI

Alternanza Scuola-Lavoro: Protocolli per svolgimento di attività rivolte ad alunni disabili, BES, DSA e alunni stranieri

La legge n. 107/15, cosiddetta della Buona Scuola ha riformato, tra l’altro, l’alternanza scuola-lavoro prevista per le Scuole Secondarie di Secondo Grado prevedendo, per gli istituti tecnici e professionali, nel secondo biennio e nell’ultimo anno del percorso di studi, almeno 400 ore e, per i licei, nel triennio, almeno 200 ore.
La legge 107, nell’indicare le modalità di attivazione dei percorsi di alternanza scuola-lavoro, non fa alcun riferimento agli alunni con disabilità, dunque non escludendoli, ma includendo semplicemente gli stessi, nei soggetti cui è rivolto l’obbligo del percorso se seguiti con programmazione per obbiettivi minimi.

La 107 precisa inoltre che il percorso di alternanza si attiene a quanto previsto dal Dlgs. n. 77/05, nel quale è indicato che i periodi di apprendimento mediante esperienze di lavoro sono dimensionati, per i soggetti disabili, in modo da promuoverne l’autonomia anche ai fini dell’inserimento nel mondo del lavoro progettando le esperienze in misura coerente con gli specifici bisogni degli alunni. Dunque l’alternanza Scuola-Lavoro rappresenta un’ottima opportunità di inclusione per i ragazzi con disabilità individuando però scelte coerenti con le attitudini e con le specificità dei ragazzi. In caso contrario diventa mero atto formale e grande occasione persa.

Tuttavia sono tante le scuole secondarie che hanno siglato accordi con enti e imprese per lo svolgimento di attività di alternanza scuola lavoro e che però non hanno ancora definito specifici protocolli da seguire per garantire agli alunni disabili certificati ai sensi della 104/92 (sia per quelli che intraprendono un percorso scolastico differenziato che per quelli con programmazione ad obiettivi minimi), agli alunni riconosciuti BES o DSA, nonché agli alunni stranieri, analoghe opportunità formative ed orientative previste per gli alunni normodotati o non in situazioni di difficoltà. Di seguito esempi di protocolli rivolti ad alunni disabili, Bes, DSA e alunni stranieri con le indicazioni da seguire per garantire le stesse opportunità nelle attività di alternanza scuola lavoro.

1. PROTOCOLLO PER ALUNNI DISABILI
Attraverso l’alternanza scuola lavoro si cercherà di creare una corrispondenza tra le individuali abilità ed autonomie del soggetto, gli apprendimenti scolastici e le prassi operative richieste da un contesto socio-riabilitativo o lavorativo reale che può offrire l’attività che interesserà gli alunni dell’intera classe al fine di garantire una migliore inclusione possibile del disabile. In tale fondamentale raccordo tra scuola, risorse del territorio e mondo del lavoro si procederà nel rispetto dei bisogni educativi-formativi speciali dell’alunno diversamente abile e si farà particolare attenzione che tale esperienza sia coerente al singolo progetto didattico-educativo espresso nel PEI. Per tal ragione nella pianificazione, nell’attuazione e nella valutazione del progetto alternanza scuola- lavoro sarà resa partecipe anche la famiglia dell’alunno.

1.1 Finalità
L’opportunità di alternare vari momenti di apprendimento (a scuola e in contesto lavorativo, seppur protetto) avrà come finalità quella di promuovere processi d’integrazione sociale e lavorativa di pari passo allo sviluppo dell’autonomia dell’allievo in un’ottica progettuale individualizzata e flessibile. L’intento è di completare il percorso educativo-formativo attuato a scuola con la concretezza della situazione operativa in altri contesti di vita. Inoltre gli esiti di tale esperienza consentiranno alla famiglia e alle varie figure professionali coinvolte di conoscere meglio le reali potenzialità del soggetto. Nello specifico attraverso l’alternanza scuola-lavoro si offrirà la possibilità all’alunno e alla sua famiglia di:

  • consolidare e concretizzare gli apprendimenti scolastici in un contesto differente;
  • sperimentare ambienti extra scolastici diversi;
  • vivere ed arricchire le esperienze sociali;
  • sviluppare competenze ed autonomie personali e lavorative;
  • acquisire maggiore consapevolezza sulle abilità e sulle autonomie raggiunte;
  • favorire l’orientamento in uscita per pianificare e intraprendere percorsi del “dopo scuola”;
  • costruire rapporti ed alleanza con le risorse del territorio.

1.2 Obiettivi Formativi
Progettare e promuovere a scuola e nell’extrascuola:

  • l’autonomia personale e relazionale del soggetto;
  • le competenze relazionali e sociali richieste;
  • la capacità di adattamento del soggetto al diverso contesto;
  • il trasferire conoscenze e competenze scolastiche nell’ambito esterno alla scuola;
  • l’acquisizione di autonomie lavorative per eseguire le mansioni e le consegne assegnate;
  • la motivazione e l’impegno protratto nel tempo e per gradi;
  • la disponibilità ad essere guidato e corretto;
  • la capacità di affrontare i cambiamenti e le variabili;
  • il senso di responsabilità;
  • il grado di motivazione ed interesse;
  • le autonomie operative-lavorative richieste;
  • i punti di forza e di debolezza.

1.3 Figure Coinvolte

Nel percorso di integrazione sociale e lavorativa di un alunno diversamente abile sarà indispensabile la sinergia tra tutte le diverse figure coinvolte nel percorso d’integrazione del soggetto:

  • personale scolastico (dirigente scolastico, consiglio di classe composto da insegnanti di sostegno e curriculari);
  • personale e servizi dell’ASL di riferimento (specialisti, educatori, operatorisocio-sanitari, funzionari addetti all’inserimento lavorativo);
  • risorse presenti sul territorio con cui sono stipulati accordi generali per alternanza scuola lavoro per alunni normodotati (enti pubblici e privati, aziende, varie tipologie di cooperative di lavoro) in cui comunque dovranno essere resi disponibili diversi ambiti lavorativi protetti a seconda del grado e della tipologia di disabilità.

1.4 Modalità e Fasi Attuative
Nell’ambito della fase progettuale la scuola, in accordo con la famiglia, potrà eventualmente avvalersi della consulenza degli specialisti dell’ASL che seguono l’alunno per stabilire, caso per caso, in quale contesto extrascolastico sarà più opportuno calare l’esperienza di alternanza scuola-lavoro sulla base delle finalità e degli obiettivi educativi-formativi che si intendono perseguire. Per gli alunni che presentano una grave disabilità tale da necessitare anche del supporto di un operatore socio-sanitario, qualora reperibile e disponibile dai servizi del Piano di Zona, associazioni o enti, sarà opportuno pianificare le attività dell’alternanza scuola-lavoro in collaborazione (e in compresenza sul contesto ospitante) di tale figura professionale. Inoltre soprattutto entro il V anno scolastico sarà eventualmente opportuno attivare la collaborazione dei servizi territoriali di riferimento che si occupano di inserimento lavorativo per la disabilità. Poiché il docente di sostegno costituisce la fondamentale figura di mediatore nel percorso educativo e formativo dell’alunno diversamente abile, sarà consigliabile che egli sia designato all’interno del consiglio di classe come tutor per il progetto di alternanza scuola-lavoro dell’alunno di cui è referente. Una volta pianificati questi fondamentali criteri, nella fase attuativa il docente tutor interno dovrà concordare con il tutor esterno del contesto ospitante (lavorativo o socio-riabilitativo) le finalità e le modalità del progetto tenendo conto di vari aspetti specifici della singola situazione e tenendo conto sia della conoscenza dell’alunno che del contesto extra scolastico.
1.5 Conoscenza dell’alunno:

  • quanto stabilito nel P.E.I. dell’alunno (piano educativo individualizzato);
  • i bisogni educativi e formativi;
  • i livelli di partenza in termini di attitudini, abilità, conoscenze, competenze;
  • le dinamiche di apprendimento (teorico e pratico);
  • gli ambiti di autonomia da potenziare;
  • il progetto di vita dopo la scuola.

1.6 Informazioni sul contesto extrascolastico:

  • le caratteristiche dell’ambiente anche in termini di sicurezza;
  • la fattibilità delle mansioni e compiti assegnati;
  • la coerenza delle attività con gli apprendimenti scolastici e le autonomie presenti e o da raggiungere;
  • modalità di affiancamento nelle attività e strategie operative;
  • aspetti di flessibilità (orari, tempi, pause, spazi);
  • valutazione dell’efficacia degli interventi;
  • valutazione delle criticità, dei rischi e delle eventuali controindicazioni;
  • i punti di forza e di debolezza del contesto.

Quindi per rendere più congrua l’interazione tra soggetto e ambiente extra-scolastico e per coniugare al meglio le esigenze dell’alunno con quelle della struttura ospitante (lavorativa osocio- riabilitativa) è opportuno considerare approccidiversi. Per accompagnare l’inserimento dell’alunno diversamente abile con passaggi graduali e di affiancamento sarà usato un approccio socio-ambientale con la previsione di:

  • visite guidate preliminari nell’azienda/cooperativa/ente;
  • orientamento nell’ambiente in termini di conoscenza degli spazi e delle persone con cui l’alunno (la sua famiglia e l’eventuale operatore socio-sanitario) dovrà rapportarsi;
  • acquisizione delle regole proprie del contesto in cui sarà inserito;
  • comprensione delle mansioni/attività da svolgere all’interno dei diversi processi produttivi aziendali;
  • riconoscimento dei ruoli e dei basilari diritti e doveri dello studente equiparato alla figura del “lavoratore”.

A tale approccio seguirà uno più operativo con l’individuazione e l’attivazione di varie competenze:

  • competenze sociali in cui rientrano tutti gli aspetti relazionali e il saper essere del soggetto;
  • competenze professionalizzanti che consentano la trasposizione delle competenze scolastiche in abilità operative concrete traducibili nel saper fare del soggetto.

Infine nella fase valutativa del progetto avverrà la rilevazione di tutto l’iter formativo realizzato dal soggetto e si attuerà attraverso un confronto fra tutte le parti coinvolte (in itinere e alla fine). In sintesi si procederà con un bilancio dell’esperienza attraverso:

  •  osservazione del livello di conoscenze e competenze di partenza;
  • rilevazione del livello di partecipazione e di autonomia attivata;
  • stima del raggiungimento degli obiettivi prefissati;
  • registrazione degli eventuali progressi intrapresi;
  • valutazione del lavoro prodotto;
  • analisi dei punti di forza e di debolezza;
  • autovalutazione del soggetto sul percorso svolto.

I risultati della valutazione e l’analisi dei dati raccolti saranno condivisi con il consiglio di classe, la famiglia dell’alunno, il personale ASL, ed eventuali servizi, enti o agenzie preposte all’inserimento lavorativo in modo da orientare e pianificare il futuro del soggetto disabile dopo la scuola.

2. PROTOCOLLO PER ALUNNI DSA, BES e Alunni Stranieri.
Nella valutazione dei percorsi in regime di alternanza scuola lavoro per gli alunni con disturbi specifici di apprendimento (DSA), con bisogni educativi speciali (BES) e stranieri, come per gli alunni disabili, valgono le stesse disposizioni compatibilmente con quanto previsto dalla normativa vigente. Pertanto in analogia a quanto già descritto e previsto al punto 1, per gli alunni disabili, anche per alunni DSA, BES e stranieri nell’ambito degli accordi di alternanza scuola lavoro sottoscritti, saranno attivati percorsi che siano in grado di garantire compiutamente l’inclusione nel contesto lavorativo al fine di garantire la piena partecipazione alle attività in totale sicurezza. Nel caso di alunni stranieri sarà inoltre garantita la piena partecipazione alle attività di A.S.L. scegliendo percorsi presso imprese o enti che garantiscano la presenza di personale che siano in grado di parlare in lingua inglese e assicurando, ove necessario, la presenza di un mediatore e facilitatore linguistico. Sarà inoltre cura del tutor aziendale accompagnatore scolastico e mediatore verificare preventivamente la comprensione delle fasi lavorative e delle mansioni previste per lo svolgimento delle attività di A.S.L.

Fonte: www.professionistiscuola.it

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DSA e lavoro: la posizione di AID sulla proposta di legge

La proposta di legge “Modifiche alla legge 8 ottobre 2010, n° 170, e altre disposizioni per favorire l’inserimento lavorativo delle persone con disturbi specifici di apprendimento” presentata dagli onorevoli Laura Coccia, Cesare Damiano e Manuela Ghizzoni è stata depositata il 22 marzo 2017 in parlamento. Il testo è ora disponibile sul sito della camera dei deputati.

La proposta di legge affronta il tema della dislessia nell’adulto

estendendo il diritto a usufruire degli strumenti compensativi anche durante lo svolgimento delle prove di verifica o valutazione extra scolastiche come i concorsi pubblici, esami di teoria per la patente di guida e altre situazioni similari.

Viene  affrontato in maniera più specifica il tema della diagnosi nell’adulto. Si richiedono criteri omogenei e procedure per l’individuazione delle strutture e degli specialisti pubblici o privati accreditati per le valutazioni diagnostiche e per le certificazioni delle persone, in particolare adulte, con DSA. Viene inoltre chiarito che le diagnosi di DSA rilasciate a persone maggiorenni non necessitano di aggiornamento.

La proposta di legge prevede infine al comma 5 dell’articolo 1, la possibilità per le aziende di istituire la figura del responsabile dell’inserimento lavorativo in analogia a quanto previsto dall’articolo 14, comma 4, lettera b), della legge 12 marzo 1999, n° 68 “norme per il diritto al lavoro dei disabili”.

Si tratterebbe quindi di una figura differente rispetto a quella nata per le persone con disabilità, ma non ancora ben delineata.

AID, che è da sempre promotrice di una netta distinzione tra i DSA e la disabilità, intende approfondire quali obiettivi i firmatari della proposta di legge intendano realizzare attraverso l’istituzione di questa figura e comprendere se essa possa essere realmente funzionale alle esigenze dei lavoratori dislessici.

 

L’associazione comprende la volontà di invitare le aziende alla valorizzazione dei differenti stili di apprendimento di ogni lavoratore, ma chiede particolare attenzione per evitare diversità di trattamento sul posto di lavoro e forme di assistenzialismo che produrrebbero un effetto contrario rispetto agli intenti esplicitati nella proposta di legge stessa.

L’Associazione Italiana Dislessia ringrazia i parlamentari che si sono fatti carico di affrontare il tema della dislessia nell’adulto e auspica la disponibilità degli stessi a una revisione migliorativa della proposta, tenendo conto delle indicazioni sopra citate.

 

Il Consiglio Direttivo dell’Associazione Italiana Dislessia

Fonte: AID

 

 

Sito di Supporto allo studio per Bambini e Ragazzi con DSA e non

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