Un docente può decidere di somministrare una prova facilitata anche a studenti che non rientrano nelle categorie dei BES

Un docente può decidere di somministrare una prova facilitata anche a studenti che non rientrano nelle categorie dei BES ma che presentano comunque difficoltà nella disciplina?
Per prova facilitata si intende, ad esempio, la presenza di un esempio per ogni esercizio oppure altre forme di supporto che aiutino l’alunno a comprendere meglio il compito richiesto.

l docente può ricorrere a questa misura compensativa liberamente?

Se si, la valutazione in che maniera avviene? Il voto finale deve tener conto della “facilitazione” apportata?

Alcuni genitori nella classe lamentano questa misura, ritenendola punitiva nei confronti dei bambini “bravi” o che comunque si impegnano; questo perché i bambini “aiutati” otterrebbe voti simili con minor sforzo.

La normativa scolastica sostiene pienamente questo approccio.

Il Decreto Legislativo 62/2017 afferma infatti che «la valutazione ha finalità formativa ed educativa e concorre al miglioramento degli apprendimenti».

Questo significa che la valutazione non serve soltanto a misurare ciò che uno studente ha imparato, ma anche ad aiutarlo a imparare meglio e con maggiore efficacia.

Quando un alunno è convinto di non essere capace e affronta ogni verifica con rinuncia o paura di sbagliare, è compito dell’insegnante interrompere questo circolo negativo.

Una prova facilitata può rappresentare uno strumento utile per restituire fiducia, favorire la partecipazione e migliorare progressivamente le competenze.

In questo senso, il docente non solo può ricorrere a questa misura, ma in molti casi dovrebbe farlo per garantire il successo formativo di tutti gli studenti.

Per quanto riguarda la valutazione, il voto tiene conto del percorso dell’alunno e dei progressi compiuti. L’obiettivo non è premiare chi fa meno sforzo, ma permettere a ciascuno di apprendere secondo le proprie possibilità, riducendo gli ostacoli che impediscono di dimostrare ciò che sa fare.

Le eventuali perplessità dei genitori vanno ascoltate e chiarite con serenità, spiegando il valore educativo di queste scelte. Se poi c’è qualcuno a cui questo non va bene, pazienza: decidono i docenti.

Resta fondamentale ricordare che la scuola ha il compito di sostenere tutti gli studenti, non solo quelli che apprendono con maggiore facilità.

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