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La vita segreta di Keanu Reeves, una lezione che tutti dovremmo imparare.

Keanu ReevesPer capire come mai Keanu Reeves sia una persona così speciale dobbiamo conoscere la sua storia. Il padre ha abbandonato la famiglia quando lui aveva 3 anni e non è più tornato da allora. La madre faceva la ballerina in locali non proprio ”sofisticati”.

Ha avuto 5 – 6 patrigni e per questo si è dovuto spesso trasferire. Ha frequentato molti licei, Keanu Reeves è anche dislessico. Ha avuto sempre una passione per l’hockey ma il suo sogno di andare alle olimpiadi è stato distrutto per colpa di un incidente. Ha abbandonato il liceo per diventare attore. Sua figlia è morta durante il parto. La sua migliore amica è morta in un tragico incidente stradale.

Il suo migliore amico è morto per colpa della droga. Non è mai stato sposato e ha sempre provato a evitare di avere relazioni. Rifiuta di interpretare il ruolo di una persona troppo violenta anche se la somma di denaro che gli viene offerta dalla casa di produzione è molto alta. La maggior parte dei suoi guadagni li da in beneficenza. La persona a cui tiene di più, sua sorella, è affetta da leucemia. I soldi che gli rimangono li usa per il trattamento della sorella. Ha dichiarato di se stesso : ” Mi dispiace che la mia esistenza non sia la più nobile e raffinata”.

”Non posso far parte di un mondo in cui i mariti fanno vestire le mogli come delle donne facili mettendo in mostra cose che dovrebbe apprezzare solo lui. Un mondo in cui non esiste il concetto di onore e dignità e puoi fidarti delle persone solamente quando dicono ”Prometto!”.  Un mondo in cui le donne non vogliono avere bambini e gli uomini non vogliono una famiglia.  Un mondo in cui degli idioti si considerano uomini di successo perchè guidano un auto costosa che appartiene al padre. Un mondo in cui gli uomini credono in Dio solamente quando fa comodo a loro. Un mondo in cui le persone buttano tutti i soldi per riparare la macchina al primo difetto sulla carrozzeria, senza risparmiare, sono così patetici che solo la loro macchina che vale tanto può nascondere la loro realtà. Un mondo in cui i giovani spendono i soldi dei genitori in discoteche, facendo i fighi con una bottiglia di alcool costosa , il brutto è che le ragazze si innamorano di questi stupidi. Un mondo in cui se fai una scelta diversa da quella che la società considera ”giusta” sei automaticamente uno sfigato. ”

Keanu Reeves è conosciuto soprattutto per il film Matrix. L’enorme successo della trilogia l’ha fatto volare al top della classifica degli attori più pagati di Hollywood. Ma non in quella dei più felici. Per questo i mass media americani quando lo descrivono usano la parola ”triste”. E sarebbe impossibile non esserlo. Con tutto quello che ha passato non perde un occasione per aiutare le persone che ne hanno bisogno. Ha regalato alla troupe che ha fatto il film Matrix la colossale somma di 75 milioni di dollari perchè come ha dichiarato scherzando ”l’ha fatto sembrare bello”. Questo dopo aver regalato a tutti gli stuntman con cui ha collaborato una Harley Davidson del valore di 9000 dollari.

Quando girava il film The lake house ha sentito per caso la discussione di due guardarobiere. Una piangeva perchè avrebbe perso la casa se non pagava 20000 dollari.  Lo stesso giorno , Keanu ha trasferito la somma di denaro necessario nel conto bancario della donna. Ha donato somme enormi agli ospedali.  Keanu è tra le poche star ad abitare in un modesto appartamento e non in una di quelle case da 40 stanze.

Nel 2010 alcune sue foto hanno fatto il giro del mondo. Per il suo compleanno, Keanu è entrato in una pasticceria e si è comprato una brioche con una sola candela sopra e l’ha mangiata proprio davanti alla pasticceria offrendo anche un caffè alle persone che si fermavano a parlare con lui.  Molti hanno pensato che qualcosa non fosse a posto per Keanu, invece era solo il suo modo di festeggiare il compleanno insieme alle persone comuni.

Esistono 50.000 senzatetto nella zona di Los Angeles. La maggior parte delle persone ci passa vicino ed è come se nemmeno le vedesse. Ma non Keanu. Nel settembre del 1997 , Keanu , che ora ha milioni di dollari, ha deciso di passare una mattinata insieme a un senzatetto, parlandoci, raccontando, insomma trattandolo come un suo amico. Fidatevi che  raramente vedrete una persona qualunque passare del tempo con una persona che ha bisogno. Figuratevi una star di Hollywood.

La maggior parte delle star quando fanno un gesto caritatevole lo dichiarano a tutti i mass media. Keanu Reeves non ha mai dichiarato di fare beneficenza semplicemente perchè lo fa per i suoi principi morali non per apparire migliore agli occhi dei fan.

Quest’uomo ha una cosa che molte persone stanno dimenticando di avere : L’UMANITA’.

Fonti: sapere è un dovere

Jobmetoo: un sito che aiuta a trovare lavoro le persone con disabilità

ImmagineLe persone con disabilià vengono inscritte nelle categorie protette legge 68/99.

 

Ci sono molte persone costrette a vivere nella disabilità, ma che hanno una potenzialità lavorativa enorme che troppo spesso viene sottovalutata dalle aziende dove si propongono come lavoratori.

Di contro ci sono anche molte aziende che cercano lavoratori nelle categorie protette.

Questo sito mette in comunicazione le due categorie per instaurare rapporti lavorativi continuativi, gratificanti  e proficui.

Ecco come si descrivono:

“Siamo un’Agenzia per il lavoro online, autorizzata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, per l’attività di ricerca e selezione esclusivamente focalizzata sui lavoratori con disabilità e appartenenti alle categorie protette.

Il nostro team è composto da persone con e senza disabilità, per dimostrare come l’integrazione in azienda possa essere la marcia in più che porta all’eccellenza, oltre i facili slogan.

Operiamo attraverso un portale altamente accessibile e concepito per facilitare il corretto incontro tra domanda e offerta lavorativa per le persone con disabilità.

Portare le potenzialità del recruiting online nel mondo della disabilità è prima di tutto una sfida di civiltà. Il nostro obiettivo è quello di rappresentare un reale contributo al problema della disoccupazione dei disabili, affinché la persona disabile non diventi solo una risorsa per l’impresa ma, attraverso la propria autodeterminazione, anche un motore dell’economia e una nuova linfa per la società”.

Vai al sito

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“Bollato” dai professori come “pecora nera” della classe. Era dislessico

dislessiaTERMOLI – Considerato dai docenti di una scuola media di Termoli un elemento di disturbo della classe, una “pecora nera” con poca voglia di studiare. Ed invece, era solo un ragazzino dislessico di cui nessun docente si era reso conto. Lo denuncia la madre del ragazzo, di 14 anni, dimorante in città,che richiama l’attenzione di docenti e coordinatori didattici del posto ad una maggiore attenzione nei confronti della dislessia e delle esigenze di tali alunni, spesso poco capiti in classe, scambiati per persone iperattive, svogliate o, nel peggiore dei casi, per studenti con poca voglia di studiare, demotivandoli e portandoli all’abbandono della scuola.
 
E’ quanto accaduto al quattordicenne termolese che ha terminato l’anno scolastico lo scorso mese di giugno in preda ad una profonda depressione. Il minore, già vittima di un incidente stradale grave che lo aveva costretto a vari interventi chirurgici per le gravissime lesioni riportate, grazie alla caparbietà della madre, è ora seguito da specialisti in grado di motivarlo e permettergli di proseguire gli studi con maggiore sicurezza e tranquillità.
 

“I problemi scolastici sono iniziati all’inizio dello scorso anno scolastico con la terza media – ha dichiarato la madre del minore, anch’essa di Termoli -. Mio figlio a 12 anni è stato investito da un’auto che poi è fuggita e lui non si è mai ripreso completamente da questo grave episodio che lo ha lasciato con una dismetria alla gamba destra dopo 2 interventi chirurgici di ricostruzione di un ginocchio a Bologna. Se ci si aggiunge anche una miopia congenita ad un occhio dalla nascita, si può capire che, per lui, non è stato affatto facile inserirsi a scuola. In terza media, però, la situazione è peggiorata. Il ragazzino era considerato un cattivo alunno che non voleva studiare. Addirittura alcuni commenti di professori nei suoi confronti mi hanno ferita profondamente. Per gli insegnanti era una specie di pecora nera. Problemi continui con le interrogazioni, con i compiti a casa e nei comportamenti con gli altri compagni. Nessuno aveva capito nulla. La stessa preside mi ha contattata per sottopormi la questione ma io non ho mai creduto alle loro tesi. Mi sono rivolta privatamente ad una psicologa del posto che si è subito resa conto, dopo i primi test, della sua patologia. Il ragazzo soffre di disgrafia e disturbo specifico dell’apprendimento. Lo scorso mese di marzo la prima diagnosi di Dsa confermata dall’Asrem che gli ha riconosciuto il sostegno scolastico della legge 104/92. Ora è seguito da specialisti ed avrà un piano di studi personalizzato. Ma per arrivare a questo abbiamo passato entrambi un lungo periodo che ricordo come un incubo”. Il calvario prima personale e poi scolastico del quattordicenne, durato anni, ha convinto la madre a rivolgersi all’associazione nazionale di dislessia con la quale è in contatto. “Ho iscritto mio figlio al Liceo pedagogico di Guglionesi i cui docenti sono preparati per affrontare queste situazioni – ha concluso la donna -, ma sono molto amareggiata per quanto accaduto nella scuola media a cui era iscritto e dalla quale mio figlio ne è uscito frustrato e convinto di non valere niente. Il percorso, ora, per il suo recupero è in salita ma si affronta con una nuova consapevolezza e con il supporto di chi è professionalmente preparato. La mia caparbietà e fiducia in lui mi hanno permesso di andare fino in fondo e salvarlo dall’abbandono scolastico”.

 

La donna con il supporto dell’associazione nazionale vuole sensibilizzare al problema che vivono molti bambini e ragazzini, spesso incompresi dagli stessi educatori. Sulla vicenda la preside si difende. “Fare una diagnosi di dislessia non spetta alla scuola” dice la dirigente della scuola media Matilde Tartaglia interpellata sulla vicenda del minore di 14 anni, affetto da dislessia ma incompreso dai docenti che lo avevano “bollato” come un elemento di disturbo della classe, un cattivo alunno.

“Io ho seguito questo ragazzo solo al terzo anno e, per quello che è stato fatto nei 2 anni precedenti, non posso rispondere – ha proseguito la coordinatrice scolastica -. Per quello che mi riguarda, nel momento in cui il problema comportamentale di questo alunno è stato posto alla mia attenzione, ho fatto subito chiamare la madre a cui è stato chiesto di intervenire. Noi abbiamo fatto tutto quello che si poteva fare per lui anche accogliendo la psicologa che ha fatto la diagnosi di dislessia che è venuta a sottoporci un piano di studi per il ragazzo. Di più non si poteva fare”.

La preside in riferimento alla mancata comprensione da parte dei docenti della scuola media della problematica del minore “assolve” i professori. “Nel 2010 con la riforma, a Termoli sono stati fatti dei corsi di formazione per i docenti per cui ho piena fiducia negli insegnanti e nel loro operato”.

Il vice sindaco Maria Concetta Chimisso, preside dell’Istituto Alberghiero di Termoli spiega: “Quante ingiustizie si sono portate avanti nei confronti dei bambini ed adolescenti dislessici, scambiati per bambini svogliati, pigri e con poca voglia di studiare. E’ un fenomeno piuttosto diffuso, bisogna accettarlo. Su questo argomento lo scorso anno è stato fatto un progetto con il primo circolo.  Alle famiglie dico che la diagnosi precoce è motivo di serenità per il futuro. Per come sono composte le nostre scuole non è previsto il sostegno. Però, in genere, applicare una didattica differenziata su un alunno, c’è un miglioramento per tutta la classe”. 

 
Negli ultimi 2 anni, sono 5 le famiglie che si sono rivolte all’assessorato comunale alle politiche sociali per informazioni su come organizzare la didattica ed altro. A Termoli, attualmente, c’è l’Asrem che si occupa della diagnosi della dislessia, sia un centro-laboratorio privato in centro. 
 

La maturità di Alberto una lezione per noi tutti

Da un articolo di Amelia Cartia

ALBERTOUn applauso, qualche lacrima di commozione, una soddisfazione lunga cinque anni. L’esame di maturità è un traguardo memorabile, per tutti gli studenti che dall’età dei compiti passano in un momento a quella dei doveri. Per tutti, e per qualcuno un poco di più. In quinta C, al Liceo delle Scienze umane Giambattista Vico di Ragusa, a sostenere l’esame sono state diciassette ragazze: diciassette speranze, tutte così simili nella loro unicità. Tra loro un solo compagno di classe, unico ometto in un consesso di piccole donne, basterebbe questo a rendere a chiunque la vita un tantino difficile: ma non è il genere ciò che rende Alberto diverso dalle sue compagne.

Alberto Occhipinti, diciotto anni, un diploma appena conquistato, combatte dalla nascita con l’autismo, una sindrome la cui eziologia non é ancora estremamente chiara. Lunedì scorso, applaudito da quasi tutte le sue compagne, tornate tra i banchi apposta per l’occasione, Alberto ha “discusso” a suo modo la sua tesina di maturità. Discusso un po’ più piano degli altri, un po’ più lentamente, ma non meno approfonditamente. E soprattutto: in un modo che è solo suo.

 

«A causa della sua situazione particolare – ci ha spiegato la prof. Ignaziella Minardi, sua docente – Alberto non parla mai spontaneamente. Lui legge. E comunica per iscritto». Scrive per parlare, scrive per chiedere, scrive per dire che non vuole dire niente. «Sono assente – scrive quando protesta, chissà contro cosa, chissà contro chi – Sono lontano». Lontano lo è spesso, però mai solo. E mai meno attento degli altri. Neanche in sede d’esame.

 

L’esame, per gli studenti speciali come lui, segue una strada parallela ma non separata da quella dei compagni di classe: uguali le date, uguali gli appuntamenti, uguale l’impegno. Un gradino più facile, naturalmente, il testo della seconda prova scritta; più breve la stesura del tema e tutta incentrata sulla tesina argomentata a piacere la prova orale. Tutta letta, per forza di cose, ma tutta scritta da Alberto.

«Il tema che ho scelto – ha scritto Alberto alla sua insegnante – sono i Simpson. Sottotitolo: compagni contagiosi. Perché contagiosa è la bontà dei personaggi». Esprime piano idee chiarissime, Alberto, e con un piccolo aiuto da chi lo ama sviluppa un tema complesso. Da un cartone animato cult arriva a discutere di filosofia e di antropologia, di storia e di letteratura.

 

Homer Simpson come emblema del tema dell’inetto descritto da Italo Svevo; le avventure nello spazio dello stesso eroe giallo servono a spiegare la forza di gravità in fisica; i racconti di nonno Abe danno lo spunto per affrontare la seconda guerra mondiale; lo studio di una famiglia un po’ matta diventa un caso di studio antropologico. Perfino Karl Marx, chiamato in causa dalle creature disegnate da Matt Groening, arriva a discettare di filosofia e capitalismo nella tesina di Alberto, mentre il fenomeno dei terremoti nella cittadina di Springfield sposta l’attenzione sulle scienze della terra.

 

Terminata la sua esposizione, si è rivolto alla madre: «Mamma! Sono stato bravo». E lo è stato davvero. «Il lavoro è di Alberto – dice con orgoglio la sua insegnante – e lui ne ha scritto con competenza: anche nella discussione in lingua inglese si è dimostrato preparato, e ha stupito tutti con la sua pronuncia. Tutto quello che ho dovuto fare io è stato selezionare gli spezzoni degli episodi del cartone animato e montarli sulla presentazione power point con l’aiuto del padre di Alberto e delle colleghe».  …CONTINUA A LEGGERE…

fonte: www.lasicilia.it

La BICI-BANCO per gli studenti iperattivi (ADHD)

Di ADHD (sindrome sindrome da deficit di attenzione e iperattività) ne soffre dal 5% all’8% degli alunni.

Gli alunni maschi hanno una probabilità maggiore, quasi tre volte, di essere colpiti rispetto alle femmine.

Gli specialisti sono concordi nell’affermare che “Uno dei maggiori problemi nelle scuole è il deficit di attenzione. Ci sono studenti che hanno tanto bisogno di muoversi.  Ma spesso disturbano la classe.”

Quindi come conciliare questa loro caratteristica con il fatto che devono passere 5 -6 …… ore sui banchi?

BICI-BANCO-YOUR-EDU-ACTIONForse la risposta sta arrivando….. una fabbrica statunitense di biciclette  ha progettato la BICI-BANCO.

Può considerarsi un “incrocio” fra il tradizionale banco solastico e una cyclette, ovviamente senza manubrio e con un ripiano sotto al piano principale sul quale poggiare libri, quaderni, penne, matite, ecc…..

I prototipi sono stati portati in alcune scuole Statunitensi e Canadesi  i risultati sono stati sbalorditivi! Gli insegnanti hanno notato subito la differenza.

Visto che da noi ancora non è possibile reperirlo o per lo meno con costi accettabili, per chi volesse fare una prova, può optare con una semplice pedaliera da posizionare sotto il classsico banco.

 

pedalieraLa pedaliera è aquistabile online anche su amazon