- Basso peso alla nascita
- Assunzione di Alcol e fumo in gravidanza
- Ereditabilità: alterazione di geni che regolano il sistema dopaminergico.
Esistono 3 tipi di ADHD:
I segni clinici persistenti nell’ADHD sono:
CAMPANELLI DI ALLARME
ETA’ PRESCOLARE
ETA’ SCOLARE (6-12 anni)
Il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività, o ADHD, è un disturbo evolutivo dell’autocontrollo.
Esso include difficoltà diattenzione e concentrazione, di controllo degli impulsi e del livello diattività.
Questi problemi derivano sostanzialmente dall’incapacità del bambino di regolare il proprio comportamento in funzione del trascorrere del tempo, degli obiettivi da raggiungere e delle richieste dell’ambiente.
E’ beneprecisare che l’ADHD non è una normale fase di crescita che ogni bambino devesuperare, non è nemmeno il risultato di una disciplina educativa inefficace, etanto meno non è un problema dovuto alla «cattiveria» del bambino.
L’ADHD è un vero problema, per l’individuo stesso, per la famiglia e per la scuola, e spesso rappresenta un ostacolo nel conseguimento degli obiettivi personali.
E’ un problema che genera sconforto e stress nei genitori e negli insegnanti i quali si trovano impreparati nella gestione del comportamento del bambino.
Sicuramente i genitori sono abituati a vedere come le altre persone reagiscono al comportamento del bambino iperattivo: all’inizio, gli estranei tendono ad ignorare il comportamento irrequieto, le frequenti interruzioni durante i discorsi degli adulti e l’infrazione alle comuni regoli sociali.
Di fronte alle ripetute manifestazioni dell’assenza di controllo comportamentale del bambino, queste persone tentano di porre loro stesse un freno all’eccessiva “esuberanza”, non riuscendoci, concludono che il bambino sia intenzionalmente maleducato e distruttivo.
Forse i genitori sono anche abituati alle conclusioni a cui gli estranei giungono, come ad esempio: «I problemi di quel bambino sono dovuti al modo in cui è stato educato; sarebbe necessaria una maggiore disciplina, maggiori limitazioni e anche qualche bella punizione. I suoi genitori sono incapaci, incuranti, eccessivamente tolleranti e permissivi, e quel bambino è il frutto della loro inefficienza».
Leggendo queste poche righe, i genitori si renderanno conto che, se da un lato diventa necessario fare qualcosa per gestire il comportamento di questi bambini, è anche vero, d’altro canto, che diventa urgente far capire agli altri adulti quale sia la reale natura del problema dell’iperattività.
E’ necessario che tutte le persone, che interagiscono con i bambini con ADHD, sappiamo vedere e capire le motivazioni delle manifestazioni comportamentali di questi ragazzini, mettendo da parte le assurde e ingiustificate spiegazioni volte ad accusare e ferire i loro genitori, già tanto preoccupati e stressati per questa situazione.
Innanzitutto è necessario scoprire se il bambino a cui state pensando, abbia veramente un Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD) oppure se sia semplicemente irrequieto e con la testa tra le nuvole.
Nessuna persona, che non sia uno specialista (ad esempio, uno psicologo o un neuropsichiatra infantile), si deve sentire autorizzata a decidere se quel bambino presenta o meno un ADHD.
Sul referto ADHD, la diagnosi può essere scritta in diversi modi, a seconda del medico o dello specialista che ha eseguito la valutazione.
Alcune delle possibili formulazioni che potresti trovare sul referto includono:
- “Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività” (ADHD)
- “Sindrome da Deficit di Attenzione e Iperattività”
- “Disturbo dell’Attenzione e dell’Iperattività”
- “ADHD – Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività”
- “F90.0” o “F90.1” o “F90.2” (codici ICD-10 per l’ADHD)
Inoltre, il referto potrebbe anche includere una descrizione dei sintomi e dei comportamenti osservati, come ad esempio:
- “Predominanza di sintomi di inattenzione”
- “Predominanza di sintomi di iperattività-impulsività”
- “Tipo combinato”
È importante notare che la diagnosi di ADHD dovrebbe essere effettuata da un medico o uno specialista qualificato, come un neuropsichiatra infantile in collaborazione con psicologo clinico o psicoterapeuta.