ADHD – Il disturbo da deficit di attenzione/iperattività

L’ ADHD è un disturbo evolutivo dell’autoregolazione del comportamento che si manifesta soprattutto con difficoltà di mantenimento dell’attenzione, del controllo motorio e delle risposte impulsive.
 
ADHD è l’acronimo di Attention Deficit Hyperactivity Disorder che in italiano si traduce come Disturbo da Deficit di Attezione ed Iperattività (DDAI).
 
Tale deficit rappresenta uno dei più comuni disturbi del Neurosviluppo che compromette ed interferisce il normale svolgimento della vita quotidiana del bambino o dell’adulto in tutti i contesti ambientali (casa, scuola, lavoro ecc..).
 
Il DSM-5 indica una prevalenza del disturbo con una frequenza maggiore nei maschi rispetto alla femmine con un rapporto di 6:1.
 
Ancora oggi le cause dell’insorgenza non sono confermate ma vengono definiti alcuni fattori di rischio:
  • Basso peso alla nascita
  • Assunzione di Alcol e fumo in gravidanza
  • Ereditabilità: alterazione di geni che regolano il sistema dopaminergico.
Dagli ultimi studi effettuati, l’ADHD è causato da un difetto evolutivo dei circuiti cerebrali che regolano l’inibizione e la regolazione dell’autocontrollo dovuto dalla carenza di concentrazione di Dopomina.
 
La dopamina ha la funzione di inibire, regolare e modulare l’umore, le emozioni e le capacità di movimento.
 
Poiché i bambini con ADHD presentano una scarsa concentrazione di Dopamina, mostrano alterazioni degli impulsi sensoriali non riuscendo a reagire adeguatamente agli stimoli ambientali.
 
Gli studi scientifici realizzati in ambito neurobiologico hanno evidenziato anomalie strutturali in 4 regioni cerebrali: corteccia prefrontale, gangli della base, cervelletto e corpo calloso. Tali regioni sono deputate al sistema di controllo di vigilanza, delle capacità di inibizione, della memoria di lavoro, di flessibilità cognitiva.
 

Esistono 3 tipi di ADHD:

1) ADHD Inattentivo
2) ADHD Iperattivo-Impulsivo
3) ADHD Combinato (presenza di tutte e 3 le caratteristiche)
SEGNI CLINICI

I segni clinici persistenti nell’ADHD sono:

🔹 DISATTENZIONE: difficoltà a sostenere l’attenzione o a lavorare su un medesimo compito per un periodo prolungato.
🔹 IPERATTIVITA’: presenza di alti livelli di attività motoria e verbale.
🔹 IMPULSIVITA’: difficoltà di inibire il comportamento inappropriato in un determinato contesto, di posticipare la soddisfazione di un desiderio e di prevedere le possibili conseguenze a cui un’azione può comportare.
 
La difficoltà di Attenzione è il sintomo centrale che caratterizza tale disturbo in quanto è il sintomo che persiste più a lungo, talvolta anche fino all’età adulta; mentre l’eccessiva irrequietezza motoria tende a diminuire con l’avanzare dell’età.
 
E’ possibile, a volte, notare i sintomi che persistono anche intorno ai 3 anni di età in due ambiti differenti (scuola e casa).
 

CAMPANELLI DI ALLARME

ETA’ PRESCOLARE

In età prescolare il bambino con ADHD presenta comportamenti:
🟡 Passa da un’attività ad un’altra in maniera caotica e confusionale
🟡 Presente ipercinesia/ ipermotricità
🟡 Mostra difficoltà a rispettare le regole in quanto non riesce ad assimilarle e/o a conservare le informazioni per determinati giochi o compiti
🟡 Difficoltà a gestire ed a regolare gli impulsi
🟡 Durata ed intensità ridotta nel gioco
🟡 Presenza di comportamenti Oppositori – Provocatori
🟡 Presenza di comportamenti sociali inadeguati (difficoltà ad ascoltare l’altro, interrompe gli altri, comportamenti di sfida)

 

ETA’ SCOLARE (6-12 anni)

Il bambino scolare con ADHD può presentare:
🔴 Persistenza dell’instabilità motoria: tende ad alzarsi frequentemente
🔴 Scarsa capacità di Inibizione
🔴 Facile distraibilità
🔴 Difficoltà attentive più evidenti in base al compito realizzato
🔴 Difficoltà di apprendimento e scarsa motivazione allo studio
🔴 Difficoltà nelle Funzioni Esecutive (FE)
🔴 Presenza di alterazioni tono dell’umore/aggressività
🔴 Comportamenti oppositori/provocatori
🔴 Bassa Autostima e difficoltà nella gestione delle emozioni
 
 
Il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività, o ADHD, è un disturbo evolutivo dell’autocontrollo.

Esso include difficoltà diattenzione e concentrazione, di controllo degli impulsi e del livello diattività.

Questi problemi derivano sostanzialmente dall’incapacità del bambino di regolare il proprio comportamento in funzione del trascorrere del tempo, degli obiettivi da raggiungere e delle richieste dell’ambiente.

E’ beneprecisare che l’ADHD non è una normale fase di crescita che ogni bambino devesuperare, non è nemmeno il risultato di una disciplina educativa inefficace, etanto meno non è un problema dovuto alla «cattiveria» del bambino.

L’ADHD è un vero problema, per l’individuo stesso, per la famiglia e per la scuola, e spesso rappresenta un ostacolo nel conseguimento degli obiettivi personali.

E’ un problema che genera sconforto e stress nei genitori e negli insegnanti i quali si trovano impreparati nella gestione del comportamento del bambino.

Sicuramente i genitori sono abituati a vedere come le altre persone reagiscono al comportamento del bambino iperattivo: all’inizio, gli estranei tendono ad ignorare il comportamento irrequieto, le frequenti interruzioni durante i discorsi degli adulti e l’infrazione alle comuni regoli sociali. 

Di fronte alle ripetute manifestazioni dell’assenza di controllo comportamentale del bambino, queste persone tentano di porre loro stesse un freno all’eccessiva “esuberanza”, non riuscendoci, concludono che il bambino sia intenzionalmente maleducato e distruttivo.

Forse i genitori sono anche abituati alle conclusioni a cui gli estranei giungono, come ad esempio: «I problemi di quel bambino sono dovuti al modo in cui è stato educato; sarebbe necessaria una maggiore disciplina, maggiori limitazioni e anche qualche bella punizione. I suoi genitori sono incapaci, incuranti, eccessivamente tolleranti e permissivi, e quel bambino è il frutto della loro inefficienza».

Leggendo queste poche righe, i genitori si renderanno conto che, se da un lato diventa necessario fare qualcosa per gestire il comportamento di questi bambini, è anche vero, d’altro canto, che diventa urgente far capire agli altri adulti quale sia la reale natura del problema dell’iperattività.

E’ necessario che tutte le persone, che interagiscono con i bambini con ADHD, sappiamo vedere e capire le motivazioni delle manifestazioni comportamentali di questi ragazzini, mettendo da parte le assurde e ingiustificate spiegazioni volte ad accusare e ferire i loro genitori, già tanto preoccupati e stressati per questa situazione.

Innanzitutto è necessario scoprire se il bambino a cui state pensando, abbia veramente un Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD) oppure se sia semplicemente irrequieto e con la testa tra le nuvole.

Nessuna persona, che non sia uno specialista (ad esempio, uno psicologo o un neuropsichiatra infantile), si deve sentire autorizzata a decidere se quel bambino presenta o meno un ADHD.

Lascia un commento