La didattica a distanza ha dimostrato a tutti che il computer non fa tutto da solo

Giacomo Cutrera ha scritto questo post su facebook il giorno 11 giuno 2020.

 

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In questi mesi quarantena molta gente mi ha chiesto cosa ne penso della didattica a distanza.
L’argomento è vasto e non basta un post di poche righe per dire tutto, ma voglio condividere alcune riflessioni.
La didattica a distanza ha due grossi problemi :la didattica e la distanza.
Il primo problema sta nel fatto che la didattica è molto soggettiva e ogni docente ha la sua idea rispetto a come dovrebe essere.
Questa idea può essere più o meno inclusiva, più o meno tecnologica e più o meno funzionale.
La distanza è un amplificatore che mette a nudo tutte le fragilità dello stile di insegnamento di ogni insegnante.
Chi era già abituato a registrare le spiegazioni e fornirle come materiale di studio indubbiamente si è sentito meno spaesato, ma la stragrande maggioranza dei docenti invece ha dovuto approcciarsi per forza di cose a uno strumento “nuovo” con il quale non avevano mai avuto un buon rapporto: il computer.
Ho ascoltato tanti racconti da parte di insegnanti che hanno gli stili di insegnamento più disparati e c’è un’unica cosa sulla quale erano tutti d’accordo: la fatica.
Buttare li un pc e pretendere che una persona lo sappia immediatamente adoperare per fini didattici è assurdo e finalmente siamo tutti concordi nel dirlo.
Per anni i ragazzi dislessici, che necessitavano di un computer per utizzare la sintesi vocale, si sono visti buttar li un pc con la convinzione che studente e pc diventassero all’istante un tuttuno che opera in perfetta sinergia.
Tante volte mi è stato detto che il pc non va bene perché è troppo comodo, perché toglie la fatica, perché fa tutto lui.
Ora in questa situazione di scomodissima didattica a distanza, dove gli insegnanti fanno il doppio della fatica per spiegare la metà delle cose che insegnavano prima, appare chiaro che il computer non toglie la fatica, che imparare a usarlo non è una cosa immediata e che sicuramente doverlo usare non è una facilitazione.
Spero che questo concetto che oggi è così chiaro resti nella mente di tutti anche quando si tornerà a scuola.

un abbraccio
Jack

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