Quando parliamo di Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA), uno degli aspetti meno compresi è la difficoltà degli studenti a meccanizzare alcuni processi che per i compagni risultano spontanei.
Ma cosa significa, concretamente?
Cosa significa “non meccanizzare”?
Per un alunno con DSA, alcuni procedimenti che richiedono automatismi — come memorizzare sequenze o regole rigide — risultano particolarmente complessi.
Questo riguarda, ad esempio:
- le tabelline
- le coniugazioni dei verbi
- le regole grammaticali da memorizzare
- altre informazioni
Non è una questione di impegno o volontà: è una caratteristica del disturbo.
Per questo la normativa sui DSA prevede l’uso di strumenti compensativi, che servono proprio a colmare la difficoltà di automatizzare ciò che richiede memoria meccanica.
Se uno studente con DSA non può essere valutato sulla capacità di riportare a memoria le tabelline, allo stesso modo non dovrebbe essere valutato su verifiche che richiedono le coniugazioni verbali.
Verifiche di questo tipo non misurano la competenza linguistica reale, ma solo una difficoltà legata al disturbo — quindi risulterebbero scorrette o discriminanti.
Si deve esonerare lo studente dallo studio dei verbi?
Assolutamente no.
Lo studente con DSA deve studiare i verbi e imparare a usarli correttamente.
Quello che cambia è il modo in cui viene valutato.
Occorre predisporre verifiche strutturate che gli permettano di mostrare ciò che sa fare davvero: usare il verbo in modo corretto nel contesto, non memorizzare intere tabelle di coniugazione.
Come strutturare una verifica sui verbi per studenti con DSA
Ecco alcune modalità efficaci e inclusive:
Verifiche di competenza : sono verifiche che valutano l’uso del verbo nel contesto.
Ad esempio:
– frasi da completare con la forma verbale corretta;
– brevi testi in cui scegliere la coniugazione adeguata;
– situazioni da descrivere usando un tempo verbale specifico.
Cosa valutano?
La vera competenza: saper usare il verbo correttamente.
Riconoscimento del tempo verbale: si possono fornire dei verbi già coniugati e chiedere:
“Questo verbo è al passato, presente o futuro?” (Attenzione: qui a seconda della gravità del disturbo ci potrebbero essere comunque delle difficoltà importanti in quanto molti ragazzi con DSA hanno difficoltà con il tempo).
Domande orali non valutative: quando in classe si fanno “domande veloci” dal banco, è giusto coinvolgere anche lo studente con DSA per non creare disparità, la differenza è che le sue risposte non vanno valutate, servono solo come momento partecipativo e di rinforzo.
Strutturare verifiche inclusive non significa “abbassare il livello”, ma valutare ciò che conta davvero.
Uno studente con DSA può usare correttamente i verbi, comprendere i testi e produrre frasi ricche e corrette: serve solo una modalità di verifica che rispetti il suo modo di apprendere.
Qui potrete vedere un Video (Tik Tok) di spiegazioni della prof.ssa Fumagalli