Troppe diagnosi del neuro sviluppo?

In questi giorni, e a dire il vero, da qualche anno,  si è letto di un presunto eccesso di diagnosi di disturbi del neurosviluppo.

Queste affermazioni sono preoccupanti per varie ragioni:

1) rischiano davvero di fare sentire sbagliate/i le ragazze e i ragazzi che hanno un disturbo: “incontrate delle difficoltà a scuola o nel rapporto con gli altri? Mica avete un disturbo, è che vi impegnate poco o avete famiglie sbagliate!”;

2) fanno sentire colpevoli le famiglie: “Vostro figlio ha problemi? Colpa vostra, non siete come le belle famiglie di un tempo!”. Basterebbe parlare con alcune di queste famiglie per capire come alcune disfunzioni educative non sono la causa ma l’effetto di dover gestire un bambino con un certo disturbo;

3) idealizzano un passato in cui le ragazze e i ragazzi con un disturbo non diagnosticato venivano semplicemente derisi, esclusi, considerati maleducati o pigri. Ma veramente qualcuno ricorda un passato così inclusivo?

4) ostacolano un reale impegno sulla strada di interventi precoci, che realmente aiuterebbero a limitare o compensare gli effetti di una serie di disturbi del neurosviluppo;

5) passano l’idea che i clinici che fanno diagnosi siano inaffidabili, improvvisati, ecc. Per carità, come in tutte le categorie ci sono gli incapaci, ma perché allora non lanciare l’allarme per un eccesso di diagnosi di miopia?

A inizio ‘900 mica si vedevano tutti ‘sti bambini con gli occhiali che si vedono oggi! Vuoi vedere che dietro c’è la lobby degli ottici???

Insomma, se si pensa che servano procedure diagnostiche ancora più affidabili, allora si finanzi la ricerca. E se si pensa che le famiglie sono lasciate sole, si finanzino maggiormente i servizi di supporto.

Ma negli anni ho incontrato tante ragazze e ragazzi che hanno sofferto per una diagnosi tardiva: “eh prof, per tutti gli anni delle scuole medie pensavo di essere stupida/o, i miei insegnanti mi riempivano di note, i miei compagni ridevano ogni volta che dovevo leggere e miei genitori mi rimproveravano… poi da grande ho capito che non ero stupida/o ma avevo la dislessia…”.

Quando penso alla sofferenza che ho visto in quegli occhi, mi viene solo da dire: piano quando fate certe affermazioni, ci sono persone che hanno sofferto per questo.

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