Spesso gli studenti con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) vengono guardati con sospetto o, peggio, derisi dai loro compagni quando utilizzano strumenti compensativi come le mappe concettuali.
A molti può sembrare che abbiano un “vantaggio” o che “sia troppo facile” per loro affrontare verifiche o interrogazioni con questi supporti.
In realtà, si tratta di strumenti che non danno un privilegio, ma permettono di superare ostacoli legati al disturbo, consentendo di raggiungere gli stessi obiettivi degli altri attraverso modalità diverse e più adatte alle proprie caratteristiche di apprendimento.
Le prese in giro e le loro conseguenze
Questi atteggiamenti possono avere un impatto profondo sul benessere psicologico dello studente. Essere continuamente osservati, giudicati o presi in giro per qualcosa che dovrebbe aiutare, non solo può generare vergogna o imbarazzo, ma anche:
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Repulsione verso gli strumenti compensativi: il ragazzo o la ragazza può iniziare a rifiutare l’uso delle mappe o della sintesi vocale pur sapendo che gli sarebbero d’aiuto, pur di non sentirsi “diverso” o “inferiore” agli altri.
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Rabbia: può svilupparsi un senso di frustrazione e ingiustizia, che porta a chiudersi in se stessi o a reagire in modo aggressivo.
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Depressione e senso di inadeguatezza: sentirsi costantemente “sbagliati” o “non abbastanza” può alimentare un disagio emotivo profondo, che va ben oltre la vita scolastica.
Quindi, è fondamentale che la scuola si faccia carico di promuovere una cultura dell’inclusione.
Questo atteggiamento dei ragazzi nasce spesso dalla scarsa comprensione del significato e dello scopo di questi strumenti. Come ricordato anche nelle Linee Guida allegate al DM 5669/11 (Legge 170/10), a pagina 21 si afferma:
“ai compagni di classe gli strumenti compensativi e le misure dispensative
possono risultare incomprensibili facilitazioni. A questo riguardo, il coordinatore di classe, sentita la famiglia interessata, può avviare adeguate iniziative per condividere con i compagni di classe le ragioni dell’applicazione degli strumenti e delle misure citate, anche per evitare la stigmatizzazionee le ricadute psicologiche negative.
Resta ferma, infine, la necessità di creare un clima della classe accogliente, praticare una gestione inclusiva della stessa, tenendo conto degli specifici bisogni educativi degli alunni e studenti con DSA”.
Questo significa che spetta agli insegnanti spiegare alla classe, in modo adeguato e rispettoso della privacy, perché alcuni studenti utilizzano strumenti specifici e come questi servano a garantire pari opportunità, non a “semplificare” ingiustamente i percorsi.
L’obiettivo sarà costruire un clima scolastico sereno, empatico e rispettoso, un ambiente in cui ogni studente si senta accolto per ciò che è, senza sentirsi giudicato o deriso per le proprie necessità educative.