Non è un caso che il computer, corredato dai suoi programmi specifici, sia uno dei primi strumenti compensativi indicati nelle Linee Guida allegate al Decreto Ministeriale 5669/2011. Questo strumento rappresenta una vera e propria risorsa per gli studenti con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA), perché li aiuta a superare alcune delle difficoltà più comuni legate alla lettura, alla scrittura, all’organizzazione e allo studio.
Ecco i motivi principali per cui l’uso del PC dovrebbe essere incoraggiato, sia in ambito scolastico che domestico:
1. Scrivere con meno fatica e maggiore correttezza
Gli studenti con disortografia o disgrafia incontrano grandi difficoltà nella scrittura manuale: è faticosa, lenta e spesso illeggibile persino per loro stessi. Utilizzare il computer riduce notevolmente questa fatica grazie a:
- La tastiera, che elimina il problema della grafia incomprensibile;
- Il correttore ortografico, che aiuta a evitare errori e rinforza l’apprendimento delle regole;
- Il software di dettatura vocale, che permette di “scrivere” parlando, riducendo l’impegno cognitivo e fisico.
2. Leggere e comprendere meglio grazie al supporto vocale
Molti studenti con DSA leggono lentamente, saltano righe, faticano a comprendere il testo scritto. Il computer, tramite sintetizzatori vocali, può leggere ad alta voce i testi:
- Riducendo la fatica legata alla decodifica delle parole;
- Facilitando la comprensione globale;
- Accorciando i tempi necessari per svolgere le attività scolastiche e i compiti a casa.
Inoltre, l’ascolto permette di “liberare” risorse cognitive che possono essere utilizzate per comprendere e riflettere sui contenuti.
3. Studiare in modo più efficace con le mappe concettuali digitali
Le mappe concettuali sono uno strumento didattico molto utile per tutti, ma fondamentali per gli studenti con DSA, poiché aiutano a:
- Organizzare le informazioni in modo visivo;
- Evidenziare le relazioni tra concetti;
- Semplificare e memorizzare meglio i contenuti.
Realizzarle a mano, però, può essere complicato: la scrittura poco leggibile, la difficoltà a organizzare gli spazi e la stanchezza nel ricopiare i testi rendono il processo faticoso e poco efficace. Il computer, invece, consente di:
- Creare mappe ordinate e leggibili;
- Usare il copia-incolla per trasferire i concetti dai libri digitali o dagli appunti;
- Riformulare e sintetizzare i contenuti in modo pratico e veloce.
4. Incoraggiare l’autonomia e ridurre la frustrazione
L’utilizzo del PC permette allo studente con DSA di lavorare in modo più autonomo, senza dover sempre dipendere da un adulto. Questo rafforza la fiducia in sé stesso e riduce la frustrazione legata alle difficoltà di apprendimento.
5. Garantire pari opportunità
Infine, l’uso del computer non è un vantaggio ingiusto, ma uno strumento di equità, che mette lo studente con DSA nelle condizioni di apprendere e dimostrare ciò che sa, proprio come i suoi compagni. È un modo per rispettare il diritto allo studio e valorizzare le potenzialità di ciascuno.
Va anche detto che, una volta installati i programmi, il PC può funzionare completamente offline, cosa che non si può dire dei tablet. Questo significa che, a scuola, non ci sarà il problema della connessione a internet, che è assolutamente vietata.
DSA: Comprendere per includere, non giudicare per escludere
Ci sono ancora insegnanti che dicono: “Non serve il computer, con l’esercizio può migliorare”. A loro va ricordato con fermezza che i Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) non passano. Non sono una fase, non sono un momento di difficoltà: sono condizioni neurobiologiche che permangono per tutta la vita.
Lo studio, per uno studente con DSA, è già un’impresa faticosa, spesso frustrante, e ogni ostacolo aggiuntivo può trasformare la scuola in un luogo di sofferenza.
Perché allora raddoppiare, triplicare o addirittura quadruplicare questa fatica, a seconda della severità del disturbo, invece di offrire da subito gli strumenti che li mettano alla pari con gli altri?
Chi si oppone a questo strumento talvolta lo fa sostenendo che così facendo si rischia di rendere questi studenti “diversi” o “privilegiati” agli occhi dei compagni. È proprio qui che entra in gioco la professionalità del vero insegnante: colui o colei che spiega, che forma, che educa al rispetto e alla comprensione delle differenze.
I DSA non sono una scorciatoia, né un vantaggio: sono una diversa modalità di apprendimento che richiede un supporto adeguato, riconosciuto e tutelato dalla legge (L. 170/2010). E la normativa parla chiaro: è compito degli insegnanti favorire un clima inclusivo, sereno e accogliente. È scritto nelle Linee Guida, nei protocolli, nei documenti ufficiali: l’inclusione non è un’opinione, è un obbligo educativo e un diritto dello studente.
La vera equità non consiste nel trattare tutti allo stesso modo, ma nel dare a ciascuno ciò di cui ha bisogno per raggiungere obiettivi comuni. Chi nega questo principio, chi rifiuta di applicarlo, non solo disattende un dovere professionale, ma tradisce il senso stesso dell’educazione.