Molti genitori restano sorpresi e arrabbiati quando scoprono che, agli esami conclusivi del primo e del secondo ciclo di istruzione, i loro figli con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) dovranno affrontare le stesse prove scritte degli altri studenti. Che si tratti delle prove predisposte dalla commissione (nel primo ciclo) o di quelle ministeriali (nel secondo ciclo), le prove degli esami restano invariate per tutti.
Questo “stupore” nasce spesso da una convinzione errata e radicata e cioè hanno l’idea che gli studenti con DSA debbano ricevere verifiche semplificate, in realtà, non è così.
Gli studenti con DSA non hanno difficoltà cognitive, anzi possiedono un’intelligenza nella norma o anche superiore, per questo non necessitano di verifiche semplificate, ma di strumenti compensativi che, rispettando le loro differenze neurologiche, li mettano nelle condizioni di affrontare gli stessi compiti degli altri, alla pari.
Verifica semplificata ≠ verifica personalizzata
Semplificare una verifica significa ridurre gli obiettivi di apprendimento, ovvero abbassare il livello della richiesta didattica.
Questo non è previsto per gli studenti con DSA, che invece hanno diritto a verifiche personalizzate.
La personalizzazione non comporta una modifica degli obiettivi, ma delle modalità con cui lo studente li raggiunge.
Personalizzare significa, ad esempio:
- Utilizzare un font ad alta leggibilità (come OpenDyslexic o Verdana);
- Impostare un interlinea più ampia (almeno 1,5);
- Ridurre il numero di esercizi, oppure concedere più tempo per svolgerli (in alcuni casi, entrambi);
- Consentire l’uso di strumenti compensativi, come il sintetizzatore vocale per leggere le consegne e un elaboratore di testo per scrivere, evitando l’affaticamento e concentrando le energie sull’elaborazione del contenuto.
- altro
Quando gli strumenti non bastano: cosa c’è da rivedere
Se, nonostante l’uso di strumenti compensativi, lo studente continua a incontrare difficoltà, è probabile che ci sia un problema più profondo da affrontare. Le cause possono essere diverse:
-
Gli strumenti utilizzati non sono adatti al profilo dello studente, oppure non vengono usati nel modo corretto.
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La strategia didattica adottata dall’insegnante potrebbe non essere efficace o adeguata alle necessità specifiche dello studente.
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Lo studente potrebbe non avere ancora sviluppato un metodo di studio coerente con il proprio funzionamento cognitivo e stile di apprendimento.
È su questi aspetti che occorre lavorare per permettere allo studente di affrontare le verifiche con maggiore serenità ed efficacia.
Agli esami cambiano le modalità, non gli obiettivi
Proprio perché durante tutto il percorso scolastico si dovrebbero usare verifiche personalizzate, non semplificate, agli esami finali non è necessario modificare la prova.
Se lo studente ha utilizzato strumenti digitali (PC – Tablet) durante l’anno, anche all’esame dovrà poterli utilizzare. Sarà la commissione d’esame a predisporre la prova in formato digitale, così da consentire allo studente di utilizzare gli stessi software compensativi con cui ha lavorato abitualmente.
Se lo studente non ha usato strumenti digitali (PC – Tablet) ma qualcuno (insegnante) ha letto per lui qualcuno continuerà a farlo, anche se è auspicabile promuovere l’autonomia, soprattutto arrivati alla fine del II ciclo.
Non è necessario ridurre il numero delle domande o la complessità della prova, perchè a differenza delle verifiche in classe, che durano solitamente 50-60 minuti, agli esami scritti gli studenti hanno a disposizione molte più ore (da 4 a 6 o più, se necessario). Questo tempo extra è spesso sufficiente per consentire agli studenti con DSA di completare l’intera prova, con i giusti strumenti.
In conclusione
È fondamentale eliminare dal linguaggio scolastico l’espressione verifica semplificata, e sostituirla definitivamente con verifica personalizzata. Non si tratta di facilitare o abbassare il livello, ma di garantire pari opportunità attraverso modalità che tengano conto del profilo di apprendimento dello studente.
Solo in questo modo l’esame finale sarà davvero equo: uguale per tutti negli obiettivi, ma adattato nei mezzi, per rispettare i diritti degli studenti con DSA.
RIFERIMENTI NORMATIVI, DL 5669/11 (decreto attuativo legge 170/10)
art. 6 comma 2
“2. Le Istituzioni scolastiche adottano modalità valutative che consentono all’alunno o allo studente con DSA di dimostrare effettivamente il livello di apprendimento raggiunto, mediante l’applicazione di misure che determinino le condizioni ottimali per l’espletamento della prestazione da valutare – relativamente ai tempi di effettuazione e alle modalità di strutturazione delle prove – riservando particolare attenzione alla padronanza dei contenuti disciplinari, a prescindere dagli aspetti legati all’abilità deficitaria”
cioè per la valutazione in itinere, è prevista la possibilità di personalizzare le modalità di strutturazione delle prove, per renderle più accessibili agli studenti con DSA;
art. 6 comma 3
“3. Le Commissioni degli esami di Stato, al termine del primo e del secondo ciclo di istruzione, tengono in debita considerazione le specifiche situazioni soggettive, le modalità didattiche e le forme di valutazione individuate nell’ambito dei percorsi didattici individualizzati e personalizzati. Sulla base del disturbo specifico, anche in sede di esami di Stato, possono riservare ai candidati tempi più lunghi di quelli ordinari. Le medesime Commissioni assicurano, altresì, l’utilizzazione di idonei strumenti compensativi e adottano criteri valutativi attenti soprattutto ai contenuti piuttosto che alla forma, sia nelle prove scritte, anche con riferimento alle prove nazionali INVALSI previste per gli esami di Stato, sia in fase di colloquio.”
cioè per gli esami, la possibilità di personalizzare le prove non è prorprio menzionata, a conferma dell’orientamento a mantenere inalterati i contenuti delle prove finali.