Lo sciopero è un diritto sancito dalla costituzione, tuttavia è un’interruzione volontaria del lavoro per cui il lavoratore, in questo caso il docente o il personale ATA, che aderisce perde il diritto per quella giornata alla retribuzione e anche alla quota contributiva e alla quota di TFR correlate a quella giornata.
L’essenza dello sciopero è quella di creare disagi nell’utenza, qualche volta i dirigenti scolastici pubblicano delle circolari per sondare il terreno chiedono al personale se ha intenzione di aderire o non aderire allo sciopero, oppure se non ha ancora maturato una decisione questo può essere legittimo, ma di certo non si può obbligare un docente a manifestare con anticipo la sua intenzione.
Se un docente sceglie di farlo lo fa per una sorta di cortesia organizzativa per permettere al dirigente di avvisare con anticipo le famiglie, inoltre se un insegnante in questo sondaggio preventivo manifesta la volontà di non aderire allo sciopero questo non è un parere vincolante per cui il giorno dello sciopero può benissimo decidere di aderire da un momento all’altro e non andrà incontro a nessuna sanzione.
Se è il personale ATA a scioperare, la scuola non apre proprio, perché anche se sono presenti tutti i docenti e possono quindi garantire la didattica, mancando il personale ATA mancano le condizioni minime di sicurezza e quindi il dirigente scolastico non può aprire il plesso alle normali attività.
La legge 146 del 1990 impone di non sostituire il personale scioperante perché questo andrebbe a neutralizzare gli effetti dello sciopero.
Questo significa che se un docente sciopera non può essere sostituito da un collega che faccia didattica al posto tuo.
Tuttavia la scuola deve garantire le condizioni minime di vigilanza, quindi semplicemente vigilare sugli alunni ma non fare lezione, non interrogare non spiegare e non portare avanti discipline a seconda della mole di personale scioperante il dirigente scolastico può disporre per quella giornata un abbassamento delle ore di lezione comunicando, quindi questo alla famiglia e invitando le famiglie a venire a prendere prima gli alunni.