Le ore di sostegno non si condividono

“Mettiamo un docente di sostegno su due alunni così copriamo entrambi con le stesse ore”.


È una frase che, ancora oggi, si sente pronunciare con una certa frequenza nelle scuole. Tuttavia, si tratta di un’impostazione che non trova riscontro né nella normativa né nei principi che regolano l’inclusione scolastica.

Se a due alunni vengono assegnate 9 ore di sostegno ciascuno e successivamente viene inviato un solo docente per un totale di 9 ore complessive, non si tratta di un’organizzazione efficiente delle risorse: si tratta, di fatto, di una riduzione delle ore di sostegno.

Il punto può sembrare banale, ma è fondamentale: 9 + 9 fa 18.

Le ore di sostegno sono dell’alunno, non della classe

Uno degli equivoci più diffusi riguarda il ruolo dell’insegnante di sostegno. È corretto affermare che il docente di sostegno è contitolare della classe, ma ciò non significa che le ore assegnate possano essere considerate “ore della classe”.

Le ore di sostegno sono assegnate allo studente con disabilità sulla base dei suoi bisogni educativi e formativi, definiti nel percorso di inclusione e formalizzati nei documenti ufficiali. Non si tratta quindi di ore che possono essere sommate, redistribuite o “ottimizzate” tra più alunni solo perché si trovano nella stessa aula.

Normativa di riferimento: Linee Guida allegate al DL 153/23 che ha corretto il DL 182/20 (decreto attuativo del DL 66/17) pag. 56:

«Le ore di sostegno sono assegnate alla classe, ma per sviluppare un progetto educativo personalizzato; non devono intendersi come risorse aggiuntive che rientrano nella libera disponibilità della scuola, da utilizzare per qualsiasi attività di supporto destinata ad altri alunni e ad altre alunne della classe o della scuola. Certamente la presenza del sostegno didattico in una classe può favorire l’attivazione di una didattica più aperta e flessibile da cui può trarre vantaggio tutta la classe, il team docenti e il consiglio di classe, ma deve essere sempre chiaro che questi interventi sono rivolti prioritariamente all’alunno o all’alunna con disabilità.»

Quando si condividono le ore, a perdere sono gli studenti 

La tendenza a dare le ore tra più alunni perché “tanto sono nella stessa aula” non rappresenta una soluzione organizzativa, ma piuttosto un tentativo di compensare la carenza di risorse.

In questi casi, il rischio concreto è quello di sacrificare il diritto allo studio di entrambi gli studenti ma soprattutto di quello più fragile.

Comprendere questo principio a livello teorico è relativamente semplice. Farlo rispettare nella pratica, soprattutto durante le riunioni del GLO e nei momenti di confronto con l’istituzione scolastica, è spesso molto più complesso.

Proprio per questo è fondamentale ribadire con chiarezza che le ore di sostegno non sono un monte ore generico da distribuire, ma un diritto individuale legato ai bisogni specifici di ogni studente.


Lascia un commento