In caso di BES (senza riferimento alla legge 170/10 e alla legge 104/92), qualora i genitori non volessero firmare il PDP, gli insegnanti sarebbero comunque impossibilitati ad attuare strategie didattiche per favorire il successo scolastico e formativo dello studente?

In caso di alunni con evidenti difficoltà, ma senza certificazioni di DSA o Legge 104, gli insegnanti possono inserirli nella macrocategoria BES (Bisogni Educativi Speciali), redigere per loro un PDP (Piano Didattico Personalizzato) e farli usufruire dei sistemi compensativi e delle misure dispensative previste per gli alunni con DSA.

Per questi studenti la normativa prevede che il PDP venga approvato dai genitori, altrimenti non è possibile redigerlo.

Quindi se i genitori non vogliono il PDP la scuola non può far nulla?

Assolutamente NO!

In base all’art. 6 comma 3 del Dlgs 62/17 che copio qui sotto:
«3. Nel caso in cui le valutazioni periodiche o finali delle alunne e degli alunni indichino carenze nell’acquisizione dei livelli di apprendimento in una o più discipline, l’istituzione scolastica, nell’ambito dell’autonomia didattica e organizzativa, attiva specifiche strategie per il miglioramento dei livelli di apprendimento.»

In caso di valutazioni negative la scuola è quindi “obbligata” ad attivare specifiche, e adeguate, strategie.

Non è richiesto il consenso dei genitori, non si parla di BES, non si danno etichette, ma si interviene sui problemi di apprendimento con strategie esclusivamente didattiche.

Questa strategie vanno documentate e comunicate ai genitori, ma non è richiesta la loro autorizzazione. Saranno interventi esclusivamente di tipo didattico, che non comportano come il PDP il riconoscimento di bisogni speciali.
Ma sostanzialmente gli insegnanti possono fare le stesse cose.

Se le difficoltà di apprendimento richiedono interventi su prerequisiti non raggiunti le verifiche possono essere adattate di conseguenza.

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