ICD-10, ICD-11 e DSM-5/DSM-5-TR: cosa cambia davvero?

La classificazione dei disturbi mentali e delle patologie in generale è alla base della pratica clinica, della ricerca e dell’organizzazione dei sistemi sanitari. Tuttavia, molti professionisti si trovano oggi a confrontarsi con una transizione normativa e operativa tra diverse classificazioni: ICD-10, ICD-11, DSM-5 e DSM-5-TR. In questo articolo facciamo chiarezza su cosa cambia, cosa resta valido e come orientarsi nel panorama attuale.

ICD-10 vs ICD-11: una transizione ancora in corso

L’ICD-10 (International Classification of Diseases, 10th Revision), pubblicata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel 1990, è stata per decenni il principale riferimento internazionale per la classificazione delle malattie, inclusi i disturbi mentali.

L’ICD-11 è stata ufficialmente adottata dall’OMS a gennaio 2022, con significative innovazioni:

  • Una maggiore integrazione con i sistemi digitali e sanitari elettronici (eHealth).
  • Una nuova struttura modulare più flessibile e clinicamente orientata.
  • Aggiornamenti importanti nella classificazione dei disturbi mentali, tra cui l’introduzione di categorie come il Disturbo da Gaming, una ridefinizione dei disturbi della personalità e una revisione dell’inquadramento del disturbo post-traumatico da stress complesso (C-PTSD).

La situazione normativa in Italia

In Italia, nonostante l’entrata in vigore dell’ICD-11, l’ICD-10 è ancora ampiamente utilizzata nei contesti clinici e istituzionali. Il Ministero della Salute non ha ancora completato l’adozione formale e operativa dell’ICD-11 nei sistemi informativi sanitari nazionali.

In particolare, la Circolare del Ministero della Salute n. 34991 del 31/10/2022 ha indicato l’avvio della transizione verso l’ICD-11, ma ha anche chiarito che:

“L’adozione operativa nei flussi informativi sanitari nazionali è in fase di programmazione e graduale integrazione”.

Conclusione: citare o usare l’ICD-10 non è un errore e resta del tutto legittimo fino alla piena adozione e implementazione dell’ICD-11 nei vari contesti.

DSM-5 e DSM-5-TR: cosa cambia?

Il DSM (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) è pubblicato dall’American Psychiatric Association (APA) ed è principalmente utilizzato nel contesto nordamericano, ma ha una diffusione ampia anche in Europa e in Italia, soprattutto in ambito psichiatrico, psicologico e di ricerca.

  • Il DSM-5 è stato pubblicato nel 2013 e ha segnato importanti cambiamenti rispetto al DSM-IV, tra cui l’eliminazione dell’asse diagnostico e l’inserimento del continuum dimensionale in alcuni disturbi.
  • La versione DSM-5-TR (Text Revision) è stata pubblicata nel 2022, aggiornando descrizioni testuali, prevalenze, codici e riferimenti scientifici, ma senza introdurre nuovi criteri diagnostici. È, a tutti gli effetti, una versione rivista e aggiornata, ma non una nuova edizione.

E il DSM-6?

La pubblicazione del DSM-6 è attesa ma non ancora avvenuta, né è stata ufficializzata una data precisa da parte dell’APA. Pertanto, sia il DSM-5 che il DSM-5-TR rappresentano oggi strumenti pienamente validi e utilizzabili nella pratica clinica.

ICD o DSM? Differenze e coesistenza

Pur avendo obiettivi simili, ICD e DSM differiscono per:

  • Origine e utilizzo: ICD è promosso dall’OMS e ha una portata globale; DSM è prodotto dall’APA ed è più focalizzato sugli aspetti clinico-psichiatrici.
  • Scopi: ICD è pensato anche per la codifica amministrativa e statistica delle patologie a livello di sanità pubblica; DSM è uno strumento più dettagliato per la diagnosi clinica e la ricerca psichiatrica.

Nel contesto italiano, entrambi possono coesistere e sono utilizzati in base alle esigenze del contesto (ospedali, servizi di salute mentale, ricerca accademica, psicoterapia).

In sintesi

  • ICD-10: ancora ampiamente in uso, soprattutto in Italia.
  • ICD-11: ufficialmente in vigore dal 2022, ma con transizione ancora in atto.
  • DSM-5 e DSM-5-TR: entrambi validi, con la TR che aggiorna i contenuti ma non i criteri diagnostici.
  • DSM-6: non ancora pubblicato.
  • Normative italiane: in attesa dell’integrazione completa dell’ICD-11 nei flussi nazionali.

Per i professionisti della salute mentale

È fondamentale restare aggiornati e flessibili, adattando i propri strumenti diagnostici al contesto normativo e clinico in cui si opera. L’utilizzo dell’ICD-10 o del DSM-5 non è da considerarsi obsoleto, finché le nuove versioni non sono pienamente implementate. Formazione continua e aggiornamento professionale sono essenziali per garantire una pratica responsabile, fondata sulla conoscenza scientifica e normativa più aggiornata.

I contenuti di questo articolo sono presentati in modo generale e semplice. Per approfondimenti o informazioni specifiche, è consigliabile consultare siti specializzati o rivolgersi a professionisti del settore.

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