I genitori fuori dalla scuola… a meno che non servano alla scuola

Uno dei paradossi più evidenti del sistema scolastico contemporaneo riguarda l’ambivalenza con cui viene trattato il ruolo delle famiglie: i genitori devono essere presenti quando la scuola ne ha bisogno e assenti quando invece la loro presenza risulta scomoda.

Una dinamica che genera incoerenza e, soprattutto, scarica sulle famiglie responsabilità che dovrebbero essere assunte dall’istituzione.

Il caso dei genitori di studenti con disabilità o bisogni educativi speciali (BES) è particolarmente rappresentativo.

A queste famiglie viene richiesto di collaborare in modo costante, spesso sopperendo a carenze strutturali: presenza durante uscite didattiche, gestione di farmaci o dispositivi, produzione di materiale personalizzato.

In queste circostanze, la loro partecipazione è considerata imprescindibile.

Tuttavia, negli stessi contesti, quando la collaborazione non è necessaria, ci si aspetta che i genitori rimangano “in disparte”.

In questo scenario si collocano anche alcune critiche ricorrenti rivolte al ruolo delle famiglie, spesso indicate come una delle cause principali delle difficoltà del sistema scolastico, con l’accusa di essere eccessivamente schierate dalla parte dei figli.

Si tratta di una posizione che raramente considera la realtà quotidiana vissuta dalle famiglie coinvolte nei percorsi di inclusione. In più occasioni, infatti, l’inclusione scolastica è stata descritta come un semplice “mito”, enfatizzando la presenza in classe di studenti con disabilità, anche gravi, affiancati dal docente di sostegno, interpretato impropriamente come un servizio personale anziché come una risorsa educativa destinata a tutta la classe. Se davvero si vuole sostenere l’idea che i genitori debbano restare “fuori dalla scuola”, allora è utile ricordare alcune situazioni in cui ciò dovrebbe avvenire con coerenza:

  • ❌ quando vengono chiamati dopo poche ore di lezione perché il figlio “non è gestibile”;
  • ❌ quando devono tenere a casa il figlio poiché mancano le “coperture”;
  • ❌ quando sono obbligati ad accompagnare la classe in gita o durante le uscite per insufficienza di personale;
  • ❌ quando devono interrompere il lavoro per gestire farmaci o dispositivi, poiché “la responsabilità non può essere assunta dalla scuola”;
  • ❌ quando devono occuparsi di materiali personalizzati, mappe, schemi o perfino pagare tutor privati, perché lo studente “ha bisogno di essere seguito”.

In una scuola pienamente funzionante, ai genitori dovrebbe essere richiesto semplicemente di garantire la presenza dei figli agli orari stabiliti, fornire il materiale necessario e verificare, senza sostituirsi al personale scolastico, che i compiti siano stati completati.

Tutto il resto – inclusione, didattica, organizzazione, gestione delle responsabilità – dovrebbe ricadere sull’istituzione scolastica.

L’incoerenza emerge quando si pretende che i genitori scompaiano quando è conveniente e riappaiano solo per colmare mancanze strutturali.

Se davvero si desidera che “i genitori stiano fuori dalla scuola”, allora è necessario che la scuola venga messa nelle condizioni di operare autonomamente e con risorse adeguate: personale sufficiente, strumenti appropriati e responsabilità chiaramente definite.

Fino a quando queste condizioni non saranno garantite, la narrativa della “famiglia invadente” rimarrà una semplice retorica.

Un alibi che permette di evitare l’analisi dei problemi reali e strutturali dell’istruzione.

 

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