Certamente sì.
Come potrebbero altrimenti individuare lo strumento più adatto per ciascun alunno?
La normativa è molto chiara in merito dalle Linee Guida allegate al Decreto Ministeriale 5669/2011, attuativo della Legge 170/2010 pag. 28:
“Strategie educativo-didattiche di potenziamento e di aiuto compensativo.
È necessario che i docenti acquisiscano chiare e complete conoscenze in merito agli strumenti compensativi e alle misure dispensative, con riferimento alla disciplina di loro competenza, al fine di effettuare scelte consapevoli ed appropriate.
Inoltre, gli insegnanti devono essere in grado di utilizzare le nuove tecnologie e realizzare una integrazione tra queste e le metodologie didattiche per l’apprendimento, dato che le ricerche dimostrano che ambienti didattici supportati dall’uso delle nuove tecnologie risultano maggiormente efficaci”
Il panorama degli strumenti compensativi, soprattutto in ambito tecnologico, è vasto e in continua evoluzione. È dunque normale che un docente non possa conoscere ogni singolo strumento esistente. Tuttavia, qualora una famiglia o un tecnico proponga uno strumento non ancora noto all’insegnante, quest’ultimo ha il dovere – prima di rifiutarne l’inserimento nel PDP – di approfondirne la conoscenza, valutarne l’efficacia e comprenderne le potenzialità.
Solo dopo un’attenta analisi sarà possibile, con cognizione di causa, spiegare alla famiglia le motivazioni di un eventuale diniego.