Esiste davvero il “business dei DSA”?

Ogni volta che si parla di Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA), non mancano voci – talvolta anche autorevoli – che denunciano con tono scandalizzato il cosiddetto “business dei DSA”, come se dietro ogni diagnosi si nascondesse un interesse economico anziché un obiettivo educativo.

La realtà, però, è molto più complessa e, per certi aspetti, scomoda.

Quando la scuola non risponde, le famiglie cercano altrove

Cosa accade se ogni giorno quel ragazzo fatica sui libri e non ottiene alcun risultato e la scuola lo liquida come “immaturo”, “pigro” o come uno che “migliorerà col tempo” o peggio ancora “lazzarone”?

I genitori cercano risposte. E quando tali risposte non arrivano dall’ambiente scolastico, si rivolgono altrove. Spesso, a pagamento.

I servizi pubblici (USL), infatti, hanno liste di attesa molto lunghe, per una valutazione di neuropsichiatria infantile si possono attendere anche 24 mesi. Così, molte famiglie ricorrono a valutazioni private.

Rivolgersi a cliniche private non significa "comprare" una diagnosi, quale professionista lo farebbe? Quale genitore lo vorrebbe? E'semplicemnte un accertamento sulla salute del proprio figlio, come  si farebbe per un cardiologo, per un ortopedico ecc....
Le cliniche specializzate in DSA nascono per colmare un vuoto istituzionale, esattamente come molte realtà del terzo settore.
Cosa fate quando dovete fare una risonanza magnetica ma il primo appuntamento disponibile è dopo 2 anni? Andate da privati che va la fararanno dopo 2 giorni.

Bisogna anche dire che spesso queste certificazioni private NON vengono accettate dalle scuole, perchè pretendono accertamenti firmati ASL (cosa che viene esplicitata nella normativa), ma comunque non possono certo del tutto ignorare una diagnosi medica che da delle risposte. 

Una volta ottenuta la certificazione di DSA, si apre un secondo fronte: il supporto concreto allo studente.

Se la scuola non interviene con strategie e strumenti adeguati – a partire da un PDP personalizzato, basato sul reale funzionamento del ragazzo e applicato con coerenza – e la famiglia non dispone delle competenze necessarie per fornire un sostegno mirato, cosa accade?

Anche in questo caso la risposta è spesso la stessa: ci si rivolge a professionisti privati, come doposcuola specialistici o tutor DSA, inevitabilmente a pagamento.

E spesso, paradossalmente, chi si scandalizza per il “business” che si è formato sui DSA è lo stesso che spinge le famiglie a cercare soluzioni private:
  • le ASL con liste di attesa  troppo lunghe
  • gli insegnanti che non segnalano per tempo le difficoltà
  • gli insegnanti che non attivano il PDP 
  • gli insegnanti che ignorano completamente o in parte PDP e normativa

Cambiare prospettiva

È tempo di cambiare narrazione. Invece di puntare il dito contro chi offre un servizio dove scuola e ASL non riescono a intervenire, dovremmo pretendere che vengano garantiti i diritti degli studenti con DSA, come previsto dalla legge.

Perché il vero scandalo non è la presenza di professionisti che aiutano questi ragazzi, ma l’indifferenza verso chi continua a faticare, da solo, ogni giorno.

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