Dal silenzio alla bocciatura, Chiocca: “Perché la protesta agli esami di maturità penalizza doppiamente gli studenti con disabilità”

Fonte: Orizzonte Scuola

Evelina Chiocca, docente universitaria, specializzata per le attività di sostegno ed esperta nelle tematiche dell’inclusione scolastica, presidente dell’Osservatorio 182, in un articolo pubblicato sul sito della federazione, fa il punto su quanto emerso durante gli ultimi esami di Stato.

Alcuni studenti hanno scelto di non sostenere il colloquio orale, rimanendo in silenzio per protestare contro quello che definiscono il malfunzionamento del “sistema scuola“. Tuttavia, questa forma di protesta non è accessibile a tutti: rappresenta un privilegio riservato esclusivamente agli studenti che hanno già raggiunto il punteggio minimo di 60 punti attraverso le prove precedenti e il credito formativo.

Il colloquio, ultima prova dell’esame di maturità, non serve soltanto per l’attribuzione del voto finale, ma ha l’obiettivo di “accertare il conseguimento del profilo culturale, educativo e professionale della studentessa o dello studente”, come stabilito dal decreto legislativo 62/2017. Gli studenti che hanno optato per il silenzio hanno potuto farlo solo dopo aver calcolato attentamente le proprie possibilità di successo. Chi si trovava con un punteggio di 58 o 59 punti non avrebbe potuto permettersi questa forma di protesta, rischiando di dover ripetere l’anno scolastico.

Le reazioni del Ministero e le disparità normative

Il Ministro Valditara ha annunciato misure “repressive” per contrastare future proteste simili, promettendo la bocciatura degli studenti che si presenteranno all’esame di Stato per fare “scena muta”. La risposta, secondo Chiocca, invece di interrogarsi sui motivi alla base di questi comportamenti, rischia di alimentare ulteriore dissenso e disagio tra gli studenti.

La questione si complica ulteriormente quando si considera la posizione degli studenti con disabilità. In base all’articolo 20 del decreto legislativo 62/2017, se uno studente con disabilità per il quale sia stato adottato un “percorso personalizzato con prove equipollenti” non sostiene una o più prove d’esame, riceve un Attestato di credito formativo anziché il diploma, indipendentemente dal punteggio già acquisito.

La normativa stabilisce chiaramente che “alle studentesse e agli studenti con disabilità, per i quali sono state predisposte dalla commissione prove non equipollenti a quelle ordinarie sulla base del piano educativo individualizzato o che non partecipano agli esami o che non sostengono una o più prove, viene rilasciato un attestato di credito formativo”.

Una discriminazione silenziosa nel sistema scolastico

La disparità di trattamento emerge chiaramente nel confronto tra le conseguenze della protesta per studenti “normodotati” e studenti con disabilità. Mentre i primi, se dovessero seguire le minacce ministeriali, avrebbero comunque la possibilità di ripetere l’anno scolastico in caso di bocciatura, gli studenti con disabilità che non sostenessero il colloquio riceverebbero direttamente l’Attestato di credito formativo, con conseguente uscita definitiva dal sistema scuola.

Chiocca evidenzia come questa situazione configuri una vera e propria discriminazione nei confronti degli alunni con disabilità, che “a parità di condizioni, viene riservato un trattamento differente”. La docente sottolinea come nel dibattito pubblico su questa vicenda gli studenti con disabilità sembrino essere “trasparenti, se non invisibili”, nonostante rappresentino una componente significativa della popolazione scolastica.

È necessario che il diritto allo studio degli alunni con disabilità non rimanga “una mera suggestione scritta in qualche norma”, ma sia effettivamente garantito e tutelato in ogni passaggio del percorso formativo, comprese le situazioni di protesta studentesca.

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