È iniziato presso la Commissione Cultura della Camera l’iter per l’esame di una proposta di legge firmata dalla Lega, che introduce un cambiamento significativo nel mondo della scuola: la sostituzione del titolo di “docente di sostegno” con quello di “docente per l’inclusione”.
Questa proposta nasce dal desiderio di valorizzare il ruolo degli insegnanti che operano accanto agli studenti con disabilità, riconoscendone l’importanza anche nel promuovere metodologie didattiche inclusive rivolte all’intera comunità scolastica.
La nuova terminologia mira a superare l’approccio riduttivo insito nella parola “sostegno”, mettendo in luce invece l’impegno educativo e formativo di questi docenti.
Il cambio lessicale si ispira ai principi sanciti dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, oltre che alle direttive nazionali sull’inclusione scolastica.
Un nuovo approccio: inclusione a tutto campo
La proposta stabilisce che, una volta entrata in vigore, tutte le espressioni “docente di sostegno” verranno sostituite con “docente per l’inclusione” in ogni documento ufficiale e nella normativa vigente.
Lo scopo è quello di diffondere una visione dell’inclusione più ampia e condivisa, riconoscendo questi insegnanti come figure chiave nella promozione della parità e dell’equità nel sistema scolastico.
Un successivo decreto del Ministero dell’Istruzione e del Merito dovrà stabilire le modalità operative per l’adozione del nuovo termine e per la definizione delle relative funzioni.
Nessun impatto economico, ma una nuova visione educativa
Il testo include una clausola di neutralità finanziaria, specificando che l’introduzione di queste modifiche avverrà senza costi aggiuntivi per le casse pubbliche, facendo ricorso ai fondi già disponibili.
L’iniziativa legislativa propone dunque un cambiamento soprattutto culturale e terminologico, puntando a costruire un consenso ampio tra le forze politiche e il mondo dell’istruzione.
Proposta di legge 2303
Considerazioni personali:
Ogni tanto c’è qualcuno che pensa di risolvere i problemi cambiando nome alle cose.
Se al Ministero sentono il bisogno di “creare” una nuova figura per l’inclusione è una ammissione che la vera inclusione a scuola non c’è?
Quindi spetterà solo ai docenti per l’inclusione occuparsi dell’inclusione?
Le classi dove non c’è il “docente per l’inclusione”, saranno autorizzate a non fare inclusione?
Operare per l’inclusione è un compito molto importante e molto vasto, che include tanti aspetti e tanti individui diversi, cosa ne sarà dello studente con disabilità che ha il diritto di essere supportato in modo “particolare” dal docente di sostegno?