Come devono essere le mappe concettuali?

La normativa riporta fra gli strumenti compensativi che lo studente con DSA può usare:
  • schemi,
  • mappe concettuali,
  • tabelle,
  • formulari, 
  • etc. (questo eccetera vuole dire che ci sono altri tipi di mappe o schemi, come le mappe mentali e le mappe procedurali, il Ministero lo ha messo per non porre limiti alla personalizzazione degli strumenti, ogni studente sceglierà quello che a lui è più congeniale)
(a fondo pagina la normativa di riferimento con il testo copiato)

Cosa è una mappa concettuale?

Una mappa concettuale è uno strumento grafico che serve per rappresentare e organizzare le conoscenze in modo visivo.

È molto utile per studiare, riassumere o progettare argomenti complessi, perché mostra i concetti principali e le relazioni logiche tra di essi.

Una mappa concettuale:
  • parte da un argomento centrale (il tema principale);
  • si sviluppa con concetti collegati da linee o frecce;
  • su ogni collegamento c’è spesso una parola legame che spiega la relazione tra i concetti (es. “è un tipo di…”, “serve per…”, “causa…”);
  • ha una struttura gerarchica: i concetti più generali stanno in alto o al centro, quelli più specifici sotto o attorno.

Proprio dal nome MAPPA CONCETTUALE  si capisce che deve contenere CONCETTI, leggendo i concetti e le parole legame, le frasi devono avere senso.

Per ridurre l’uso delle parole, è preferibile utilizzare immagini che rappresentino il concetto da memorizzare. Anche immagini apparentemente scollegate dall’argomento, purché siano in grado di richiamare alla mente dello studente ciò che ha studiato, facilitando così il recupero delle informazioni.
Gli insegnanti chiedono mappe concettuali con solo le parole chiave

E’ ovvio che la mappa non può essere un riassunto, ma è altrettanto ovvio che, ad esempio, un capitolo di storia di 40 pagine non può essere rappresentato con una mappa con 4-5 parole chiave, dove sono i concetti?

Questi tipi di richieste da parte degli insegnanti nascono spesso dal fatto che non hanno ancora compreso davvero il significato e la funzione della mappa per uno studente con DSA. Avere una mappa non equivale affatto a “copiare” o a semplificarsi il lavoro o ad  avere un “vantaggio sleale”: si tratta, piuttosto, di uno strumento di compensazione fondamentale.

Per uno studente con difficoltà di apprendimento, la mappa è come un hard disk esterno per un computer con poca memoria interna: serve a sostenere la capacità di immagazzinare, collegare e richiamare le informazioni.

In altre parole, la mappa non sostituisce lo studio, ma lo rende possibile, permettendo allo studente di concentrarsi sulla comprensione e sull’elaborazione dei concetti, invece che sulla memorizzazione meccanica.

Cosa fare quando il docente non accetta le mappe dello studente?

E’ importante che il genitore affronti la questione in modo costruttivo e collaborativo con l’insegnante.
Durante il colloquio, è consigliabile portare con sé una copia della certificazione diagnostica, così da poter mostrare in modo chiaro e documentato le difficoltà riconosciute da uno specialista.

Ogni difficoltà individuata nella certificazione dovrebbe essere accompagnata da uno specifico strumento o da una strategia didattica di supporto. La presentazione di questa documentazione può favorire l’avvio di un dialogo mirato a individuare una soluzione di accomodamento ragionevole, in linea con le esigenze dello studente e con la normativa vigente.

Gli accordi raggiunti dovranno poi essere formalmente riportati all’interno del Piano Didattico Personalizzato (PDP), affinché diventino parte integrante del percorso scolastico e siano riconosciuti da tutto il team docente o dal consiglio di classe. 


Dalle Linee guida allegate al D.Ig 566/11 pag. 7

“Nel rispetto degli obiettivi generali e specifici di apprendimento, la didattica personalizzata si sostanzia attraverso l’impiego di una varietà di metodologie e strategie didattiche, tali da promuovere le potenzialità e il successo formativo in ogni alunno: l’uso dei mediatori didattici (schemi, mappe concettuali, etc.), l’attenzione agli stili di apprendimento, la calibrazione degli interventi sulla base dei livelli raggiunti, nell’ottica di promuovere un apprendimento significativo”.
La sinergia fra didattica individualizzata e personalizzata determina dunque, per l’alunno e lo studente con DSA, le condizioni più favorevoli per il raggiungimento degli obiettivi di apprendimento.
La Legge 170/2010 richiama inoltre le istituzioni scolastiche all’obbligo di garantire «l’introduzione di strumenti compensativi, compresi i mezzi di apprendimento alternativi e le tecnologie informatiche, nonché misure dispensative da alcune prestazioni non essenziali ai fini della qualità dei concetti da apprendere».
Gli strumenti compensativi sono strumenti didattici e tecnologici che sostituiscono o facilitano la prestazione richiesta nell’abilità deficitaria.
Fra i più noti indichiamo:
• la sintesi vocale, che trasforma un compito di lettura in un compito di ascolto;
• il registratore, che consente all’alunno o allo studente di non scrivere gli appunti della
lezione;
• i programmi di video scrittura con correttore ortografico, che permettono la produzione di
testi sufficientemente corretti senza l’affaticamento della rilettura e della contestuale
correzione degli errori;
• la calcolatrice, che facilita le operazioni di calcolo;
• altri strumenti tecnologicamente meno evoluti quali tabelle, formulari, mappe concettuali, etc.

Tali strumenti sollevano l’alunno o lo studente con DSA da una prestazione resa difficoltosa dal disturbo, senza peraltro facilitargli il compito dal punto di vista cognitivo. L’utilizzo di tali strumenti non è immediato e i docenti – anche sulla base delle indicazioni del referente di istituto – avranno cura di sostenerne l’uso da parte di alunni e studenti con DSA”.

 

Lascia un commento