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Informativa per i genitori degli studenti con BES: consenso alla trasmissione dei dati

Ai genitori degli studenti con BES (Bisogni Educativi Speciali), generalmente durante il primo anno del ciclo scolastico, viene sottoposto un documento attraverso il quale è richiesto di esprimere il proprio consenso alla trasmissione dei dati personali e sanitari del proprio figlio.

Tuttavia, nella pratica, non sempre viene fornita una spiegazione chiara e dettagliata delle finalità di tale richiesta. Questo può generare dubbi o incertezze, soprattutto considerando la delicatezza delle informazioni coinvolte.

La documentazione si presenta solitamente sotto forma di più fogli, spesso articolati e con un linguaggio tecnico o amministrativo. È quindi fondamentale leggerli con attenzione in ogni loro parte. In particolare, occorre prestare grande attenzione alle sezioni che richiedono una scelta esplicita, generalmente indicate con caselle da selezionare (flag).

Queste parti rappresentano il cuore del documento, poiché consentono ai genitori di autorizzare o negare specifici trattamenti dei dati, come ad esempio la condivisione con altri enti, specialisti o istituzioni coinvolte nel percorso educativo dello studente.

Di seguito si propone un facsimile, utile per fornire un’idea generale di come tali documenti possano presentarsi. È importante ricordare, tuttavia, che ogni istituzione scolastica può adottare modelli differenti, sia nella forma che nei contenuti.

 

Quindi a cosa serve questo documento?

Servirà per quando lo studente cambierà ciclo o scuola, sarà il  passaggio di tutta la documentazione da una scuola all’altra, questo per fare in modo che la scuola che seguirà sappia tutto ciò che è stato fatto nella scuola precedente e perchè.

Con questo documento la famiglia ha la possibilità di decidere se autorizzare o meno la trasmissione automatica dei documenti riservati relativi alla disabilità (come certificazioni di DSA o di altro tipo , PDP , profilo di funzionamento, diagnosi funzionale PEI e altra documentazione correlata).

Nel caso in cui la famiglia scelga di non autorizzare tale trasmissione (“Non autorizziamo”), sarà sua cura fornire autonomamente al nuovo istituto tutta la documentazione necessaria.

Parallelamente, la scuola di provenienza provvederà a “storicizzare” i documenti in suo possesso, ossia ad archiviarli secondo modalità che ne impediscano la consultazione da parte di soggetti non autorizzati.

Qualora la famiglia abbia inizialmente autorizzato la trasmissione dei dati, mantiene comunque la facoltà di modificare tale decisione nel corso degli anni. Ad esempio, ciò può avvenire nel caso in cui lo studente abbia compiuto significativi progressi e non necessiti più del supporto dell’insegnante di sostegno, pur in presenza di documentazione sanitaria ancora valida.

In tali circostanze, è necessario che la famiglia comunichi alla scuola, con un adeguato anticipo, la volontà di non procedere alla trasmissione dei dati personali al nuovo istituto scolastico.

 

Può una cooperativa in caso di mancanza della figura educativa non provvedere alla sostituzione?

Sempre più spesso accade che, quando un educatore è assente, la cooperativa responsabile del servizio non provveda a inviare un sostituto.

Questa mancanza crea un vuoto assistenziale significativo, soprattutto per gli studenti che necessitano di supporto continuo per partecipare pienamente alla vita scolastica.

Di fronte a queste situazioni, la scuola si trova costretta ad adottare soluzioni alternative, che però non sempre risultano adeguate.

Le opzioni principali sono due:

  1. cercare di sopperire con le risorse interne, redistribuendo il personale disponibile;
  2. chiedere alla famiglia di modificare l’orario di frequenza dello studente, facendolo entrare più tardi o uscire prima nelle ore non coperte dall’educatore.

Entrambe le soluzioni, pur essendo spesso inevitabili, rischiano di compromettere il diritto allo studio e alla piena inclusione.

È importante ricordare che il servizio educativo è gestito dalla cooperativa sulla base di una convenzione stipulata con il Comune.

Proprio in questo documento dovrebbero essere chiaramente definiti gli obblighi della cooperativa, inclusi quelli relativi alla sostituzione del personale assente.

La mancata copertura delle ore previste potrebbe quindi configurare una carenza nel rispetto degli impegni contrattuali.

Per garantire un reale diritto all’inclusione, è fondamentale che tutti gli attori coinvolti — scuole, cooperative e amministrazioni locali — operino in modo coordinato e responsabile, assicurando continuità e qualità nel servizio educativo.

Solo così sarà possibile tutelare concretamente gli studenti più fragili e le loro famiglie.

 

 

Certificazione 104 non rinnovata cosa accade?

Nel caso in cui la certificazione ai sensi della Legge 104 non venga rinnovata, il nuovo verbale produrrà effetti a partire dal prossimo anno scolastico.

Per l’anno scolastico in corso, non vi saranno variazioni per lo studente: gli è stato infatti assegnato un insegnante di sostegno per l’intera durata dell’anno ed è stato approvato un Piano Educativo Individualizzato (PEI), anch’esso valido fino al termine dell’anno scolastico, inclusi eventuali esami.

Uno studente privatista con disabilità, può sostenere l’ esame di maturità con l’insegnante di sostegno e gli strumenti compensativi?

Un candidato privatista non ha l’insegnante di sostegno, non ha il PEI e non c’è ovviamente il documento del consiglio di classe (documento del 15 maggio) che indica alla commissione come svolgere l’esame, in quanto non è conosciuto dal cdc.

Il candidato può chiedere, presentando adeguata certificazione e motivando la richiesta, di fruire delle tutele previste per tutti i candidati con disabilità, privatisti compresi, dalla L. 104 art. 16 comma 3 e 4:

  • usare strumenti tecnologici
  • usare strumenti compensativi necessari
  • fruire di tempi più lunghi 
  • avere prove equipollenti
  • eventualmente avere il supporto di un assistente all’autonomia o alla comunicazione.

Insegnante e genitore: due ruoli diversi, non confrontabili

Sempre più spesso capita di leggere discussioni accese tra famiglie e scuola, soprattutto quando si parla di gestione dei bambini con difficoltà, disabilità o neurodivergenze. Eppure c’è un aspetto fondamentale che continua a essere confuso: il ruolo dell’insegnante e quello del genitore non sono la stessa cosa.

L’insegnante è un professionista. Ha una formazione specifica, svolge un lavoro preciso ed esercita le proprie competenze all’interno di un contesto educativo strutturato.

Il genitore, invece, non svolge una professione: vive una relazione. Essere madre o padre non è un incarico temporaneo, ma una presenza continua, emotiva e quotidiana.

Per questo motivo alcune affermazioni, spesso pronunciate durante confronti difficili, rischiano di creare distanza invece che dialogo. Frasi come: “Noi in classe abbiamo molti più bambini di quanti voi ne gestiate a casa” non aiutano a costruire una comunicazione efficace.

Non si tratta di fare confronti numerici. La quantità non può essere il parametro con cui si misura la complessità di un’esperienza familiare.

Un genitore non “gestisce” un figlio per poche ore al giorno: se ne occupa costantemente, senza turni, senza pause emotive. E quando nella vita di una famiglia entra una disabilità o una neurodivergenza, il carico organizzativo ed emotivo aumenta in modo significativo, coinvolgendo ogni aspetto della quotidianità.

Questo non significa che il lavoro degli insegnanti sia semplice o che non esistano difficoltà concrete nelle classi. Al contrario, il mondo della scuola ha bisogno di strumenti, supporto e risorse adeguate per affrontare situazioni sempre più complesse.

Ma proprio per questo è importante evitare paragoni che rischiano di ridurre il valore della professionalità educativa e di incrinare il rapporto con le famiglie.

La scuola dovrebbe rappresentare un punto di riferimento e un alleato per i genitori, soprattutto nei momenti in cui un bambino ha bisogno di un percorso realmente inclusivo e personalizzato. Collaborazione, ascolto e comprensione reciproca sono elementi indispensabili per costruire un ambiente scolastico capace di accogliere davvero ogni studente.