Quando un bambino o ragazzo con disabilità manifesta comportamenti problematici, accade frequentemente che la scuola richieda alla famiglia una riduzione dell’orario scolastico o contatti i genitori anche quotidianamente per chiedere di prelevarlo prima del termine delle lezioni, dichiarando l’impossibilità di gestire la situazione, causando non pochi problemi ai genitori, specialmente quelli che lavorano.
Intervento dei terapisti esterni a supporto della scuola
In alcuni casi, le famiglie richiedono (a loro spese) che il terapista o lo specialista che segue il bambino/ragazzo possa entrare in classe per osservare direttamente il contesto scolastico, analizzare le situazioni che attivano i comportamenti problema e fornire indicazioni operative agli insegnanti su come gestirli in autonomia, senza dover ricorrere al ritiro anticipato del minore.
Questi interventi molto utili e orientati alla collaborazione, vengono talvolta respinti dai dirigenti scolastici
Quando la scuola rifiuta il supporto dello specialista esterno sostenendo di non averne bisogno, deve però allo stesso tempo assumersi la piena responsabilità educativa: non è coerente, infatti, rifiutare l’aiuto professionale e continuare a chiedere ai genitori di ritirare quotidianamente lo studente perché “non gestibile”.
Se la scuola ritiene di possedere gli strumenti necessari, allora deve dimostrarlo garantendo la permanenza dell’alunno in classe e assicurando il diritto allo studio.
Se invece riconosce di essere in difficoltà, il coinvolgimento di figure specialistiche esterne rappresenta una risorsa, e va considerato nell’interesse prioritario dello studente.
Formazione del personale scolastico
È fondamentale richiedere con fermezza che insegnanti ed educatori ricevano una formazione adeguata sulla gestione dei comportamenti problema. Esistono metodologie e tecniche specifiche, basate su evidenze scientifiche, che il personale scolastico ha il dovere professionale di conoscere e applicare.
Tutela del diritto allo studio
Non è accettabile che la scuola chieda ai genitori di intervenire o ritirare il figlio ad ogni crisi. Questa prassi compromette il diritto allo studio dell’alunno e configura una mancata presa in carico educativa da parte dell’istituzione scolastica.
Effetti controproducenti dell’allontanamento
Il ricorso sistematico al ritiro anticipato può rinforzare i comportamenti problematici: il bambino/ragazzo può apprendere che, mettendo in atto certe condotte, viene mandato a casa, perpetuando così il comportamento indesiderato.
Collaborazione temporanea, ma non sostitutiva
Se la situazione è particolarmente difficile, il genitore può eventualmente recarsi a scuola per supportare momentaneamente gli insegnanti nella gestione della crisi, ma quando la situazione si placa , il genitore se ne va e lascia il ragazzo a scuola.
La scuola non può obbligare al ritiro dell’alunno
L’allontanamento di uno studente dalla scuola costituisce un provvedimento disciplinare, non consentito nella scuola primaria, e comunque soggetto a procedure formali e garanzie specifiche. Una semplice telefonata non è sufficiente a legittimarlo.
Nella pratica, tali situazioni non essendo “regolari” vengono formalizzate come “uscita anticipata richiesta dai genitori per motivi familiari”, attraverso la compilazione dell’apposito modulo, facendo figurare che è la famiglia a chiedere l’uscita anticipata.
Se si decidesse di firmare tali moduli, sarebbe corretto indicare la vera motivazione e cioè che il ritiro è stato richiesto dal personale scolastico, ma è probabile che la scuola non accetti tale dichiarazione.