Dott. Stefano Boschi

Genitorialità e Didattica – Dott. Stefano Boschi

Psicoterapeuta e ricercatore nel settore della psicoterapia breve, della terapia familiare, della psicopedagogia, dell’educazione e della didattica.

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2 pensieri su “Dott. Stefano Boschi”

  1. Buongiorno dottore,
    Mio figlio è in 2 media ha una certificazione di tutti i DSA, il ragazzo nonostante la fatica che fa a scuola e i voti non sempre positivi, non vuole usare gli strumenti compensativi previsti dal PDP (pc, mappe concettuali, ecc…), come posso fare per farglieli accettare?
    La ringrazio anticipatamente per la cortese risposta

    1. Buongiorno signora Luisa,

      Se ci trovassimo di fronte ad un fiume che scorre in salita, quale domanda ci porremmo? Come si fa a farlo scorrere in discesa o piuttosto come mai scorre nella direzione “sbagliata”? Se nostro figlio non vuole fare qualcosa spesso ci chiediamo come possiamo “fargliela fare”, quando la domanda giusta è “per quale motivo non vuole farla?”.

      La prima cosa importante è chiedere a suo figlio per quale motivo non vuole usare quegli strumenti, cercando di far emergere lo stato d’animo sottostante, che potrà anche rivelarsi totalmente inaspettato. La seconda cosa è accogliere tale stato d’animo, ossia riconoscerlo e comprenderlo piuttosto che giudicarlo, condannarlo o, ancor peggio, negarlo.

      Spesso, come genitori, tendiamo a focalizzarci troppo sulle cose da fare e non fare, perdendo di vista ciò che è davvero importante, ossia come ci sentiamo e come si sentono le persone che ci stanno vicino, in particolare i nostri figli. Si tratta di toccare le radici stesse della relazione, un vero e proprio cambio di dimensione che può dare frutti molto dolci.

      Il terzo passaggio è, infine, capire come possiamo raggiungere una sorta di accordo, come si possa trovare il modo di motivare suo figlio ad usare quegli strumenti, magari facendogli capire come possono essergli utili per raggiungere obiettivi per lui importanti, considerando quindi attentamente i bisogni che lui riconosce come tali e non solo quelli che noi “sappiamo” lui abbia.

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