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Scrivere con la voce con Windows 10

By Annamaria Sabatini

Con il rilascio degli ultimi aggiornamenti è possibile utilizzare la digitazione vocale online in Windows 10, quindi senza scaricare e installare nulla.

Per iniziare la dettatura, assicurarsi di avere una connessione a internet attiva, seleziona un campo di testo e premi il tasto WINDOWS (Bandiera) + H per aprire la barra degli strumenti di dettatura, abilitare il microfono e dettare.

Se non si abilita questa funzione scaricate gli aggiornamenti come in foto.

Libro sui DSA scritta da una ragazza Dislessica: Sofia Erzel

Una ragazza speciale, Sofia Erzel, ha deciso di raccontarci la sua storia, fatta di sofferenze e di gioie, di sconfitte e di vittorie, ma soprattutto ci parlerà della sua dislessia e del suo rapporto con la scuola.

Il libro è edito da C1V edizioni, per chi volesse acquistarlo c’è un codice sconto particolare per gli utenti di  questo sito www.aiutodislessia.net , basta inserire il codice AD25 direttamente sulla pagina di acquisto dell’editore (va inserito una volta che si va avanti con l’acquisto e dopo aver messo il libro nel carrello c’e lo spazio dedicato al codice sconto).

Buona lettura

Infanzia e società

C’è chi pensa che i ragazzi non siano motivati a studiare perché è faticoso. Che si tratti di un modo di pensare errato lo dimostra il fatto che fare sport significa sì faticare ma anche divertirsi: faticoso non è, dunque, l’opposto di piacevole o divertente, così come non-faticoso non è loro sinonimo.

La scuola dovrebbe fare in modo che l’apprendimento sia dal loro cervello classificata come un’attività piacevole, esattamente come giocare e fare sport.

Se qualcuno obiettasse che si tratta di un’utopia si dovrebbe rispondere che …

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Realtà o utopia? È possibile apprendere in modo rapido, stabile e piacevole?

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Un aiuto per compensare Dislessia e Discalculia

Dislessia Facile e Discalculia Facile nascono dalla più recente ricerca nel settore della neuropsicologia con l’obiettivo di offrire una soluzione al problema forse più gravoso che sta oggi affliggendo la scuola: i Disturbi Specifici dell’Apprendimento o DSA, veri bastoni tra le ruote dell’odierna didattica.

Tali disturbi stanno assumendo proporzioni epidemiche, anche se nel diagnosticarli non ci si pone una fondamentale domanda: dove nasce il problema, dall’allievo o dalla scuola?

Un tempo si pensava che certe malattie fossero incurabili, fino al giorno in cui sono stati introdotti nuovi farmaci in grado di curarle, dimostrando così che non erano le malattie ad essere incurabili ma che semplicemente erano mancate le terapie adeguate.

Forse oggi ci troviamo di fronte ad un analogo dilemma all’interno della scuola. Sono gli allievi che soffrono di disturbi dell’apprendimento o è piuttosto la didattica a soffrire di “disturbi dell’insegnamento”?

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La precedente domanda può suonare paradossale, non solo per il fatto che insegnamento e apprendimento costituiscono in realtà le due facce della stessa medaglia (perciò non si può avere l’uno senza l’altro) ma soprattutto perché ribalta il nostro consueto modo di vedere le cose.

Tale domanda nasce dalla considerazione secondo la quale un metodo didattico dovrebbe basarsi sulla realtà psicologica, neurologica e biologica dell’allievo: in caso contrario insegnante e allievo sono destinati a nuotare controcorrente!

L’attenta analisi della prassi scolastica più diffusa ci porta a notare che molti strumenti e strategie didattiche non tengono in debito conto la realtà costituzionale dell’essere umano, segnatamente del soggetto in età evolutiva, il che certamente comporta un prezzo da pagare.

Mentre il nostro corpo è cambiato con estrema lentezza nel corso dei millenni che ci siamo lasciati alle spalle, i nostri processi cognitivi tra cui spicca il modo di apprendere stanno cambiando molto velocemente, nella direzione imposta loro dai mezzi di comunicazione.

Oggi la comunicazione di massa, e con essa le modalità di apprendimento dei cosiddetti “nativi digitali”, seguono la strada tracciata da pc, smartphone e tablet: questa strada porta ad inflazionare il canale visivo rispetto agli altri, mentre la scuola continua ad essere radicata nel codice linguistico, più astratto rispetto al primo.

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Soprattutto nei soggetti costituzionalmente predisposti all’utilizzo del codice visivo come modalità dominante di elaborazione delle informazioni (come sembrano essere gli allievi con diagnosi di DSA) questo fatto può creare una distonia funzionale tra i due emisferi cerebrali.

I disturbi dell’apprendimento segnalerebbero questa difficoltà di integrazione funzionale e, parallelamente, quali sintomi di una didattica per certi versi “malata”, indicherebbero la necessità di correggere il tiro adeguando la scuola alle nuove modalità di funzionamento del cervello dei nostri figli.

In tal senso la scuola dovrebbe essere il tempio dell’integrazione funzionale tra gli emisferi cerebrali, giacché funzionare in tale regime significa prevenire qualsivoglia problema umano o patologia che dir si voglia.

Per converso, funzionare in regime di insufficiente integrazione funzionale emisferica o addirittura di conflitto funzionale (come purtroppo può accadere con l’odierna didattica) rappresenta il germe di tutti i problemi.

 “Dislessia Facile” e “Discalculia Facile” offrono sostegno alla didattica, in particolare agli allievi che si trovano in difficoltà nell’apprendimento della lingua scritta e nel calcolo matematico secondo il tradizionale metodo utilizzato all’interno della scuola.

Questi strumenti non si rivolgono solo o prioritariamente ai DSA, giacché favoriscono l’integrazione delle funzioni degli emisferi cerebrali e dovrebbero per questo motivo essere adottati dalla scuola (sin da quella materna) a prescindere dalle difficoltà che caratterizzano dislessia e discalculia.

Non bisogna, infatti, dimenticare che il nostro cervello è il vero strumento per apprendere, il più potente strumento didattico senza il quale tutti gli altri non possono funzionare e al quale tutti gli altri si devono adattare.

Ecco perché quando “usiamo il cervello” in modo appropriato, ossia quello che la natura ha stabilito, l’apprendimento risulta facile e piacevole … proprio come un gioco!

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Stefano Boschi, psicoterapeuta, ricercatore, formatore, autore di testi a carattere scientifico. Dalla sua attività di ricerca nel settore della terapia breve integrata e della comunicazione in ambito clinico nasce la Terapia dei nuclei profondi, metodo che unisce in modo sinergico i principali approcci della psicoterapia tradizionale. Su tale base ha elaborato altri metodi innovativi concernenti la terapia familiare (Terapia Familiare centrata sul figlio), la terapia di coppia (Terapia dei Copioni Relazionali), la psicopedagogia clinica (Pedagogia dei Modelli Adattivi), la terapia psicosomatica (Metodo PsicheSoma, in collaborazione con il dott. Giorgio Crucitti), la didattica (Active Learning) e la pedagogia (Active Education).

 

Mio figlio, dislessico, ha vinto un premio letterario

Un articolo da donna-m

Ci scrive in redazione la mamma di un bambino dislessico che, dopo infinite difficoltà con insegnanti incapaci e impreparati, ha vinto un prestigioso premio letterario

Il mestiere del genitore è un lavoro complesso e ostico, per tutti. Ma per la mamma di un bambino con disturbi di apprendimento ancora di più.

Non voglio dire che sia il peggiore dei mali perché ci sono situazioni ben più drammatiche e difficili e famiglie la cui forza mi commuove al solo pensiero. Ma la dislessia e i suoi annessi sono come un disagio silente che ti isola e ti logora, non per le sue caratteristiche e per le limitazioni che impone a chi ne soffre ma per la mancanza di conoscenza e il pregiudizio che suscita nella gente.

Jean Paule Sartre diceva: “l’inferno sono gli altri”. Io mi permetto di aggiungere: gli altri ignoranti, nel senso di persone che ignorano perché non conoscono e non approfondiscono e giudicano e scherniscono chi è senza colpa, chi è già di suo vittima di uno stato di difficoltà.

michelangelo-725x544Mio figlio ha iniziato il suo percorso scolastico manifestando sintomi di non allineamento agli standard di apprendimento dei bambini che entrano alle elementari: grande difficoltà di lettura, pagine costellate di correzioni a penna rossa, grafia quasi illeggibile, materiali tenuti in maniera indecorosa. Il tutto aggravato da un’ansia e un’irrequietezza che non gli consentivano di stare seduto composto e fermo e che lo portavano ad intervenire sempre a sproposito, oltre che ovviamente a distrarsi con estrema facilità. Ma Michelangelo possedeva una capacità espressiva, un eloquio e un’intelligenza che non consentiva di bollarlo come bambino poco sveglio.

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Ecco la poesia:

“Nella casa di mio padre esistono diverse dimore”

Dietro alla porta magica e sottovalutata c’è un mondo imbarazzante e divertente.

Buio negli angoli della casa. Una strada lunga e faticosa per arrivare alla sala dove ogni volta scrivo i miei giorni. Esperienza dopo esperienza.

Lontano dal mondo, chiuso al buio con una luce leggermente accennata, si cela un sentimento importante e delicato: la solitudine. Là dove posso sentirmi un topo e una montagna. Dove osservo la mia vita e la mia storia.

Una cosa triste e felice, nel silenzio totale, della paura di non avere più nessuno e non avere più qualcosa, di non essere come una volta. Come per giocare a nascondino, spunta una lacrima che si accende di rabbia, passione e desideri che mi porta a realizzare i miei sogni, che mi porta ansia e tensione.

Povero il mio cuore.

Michelangelo Coletti

(lettera di Gabriella Schiavone)