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Valutazione dei ragazzi con DSA

Molto spesso accade che i ragazzi con DSA siano valutati in maniera inferiore rispetto al normale, la giustificazione di questo secondo alcuni docenti è perchè hanno avuto la possibilità di :

  • consultare le mappe concettuali
  • avere la calcolatrice
  • avere più tempo
  • avere una quantità inferiore di esercizi o di domande rispetto al resto della classe

E’ bene ribadire ancora una volta che, queste cose sopra citate, non vengono date per dare un vantaggio allo studente con DSA, ma per metterlo alla pari degli altri ragazzi, in quanto senza, sarebbe senza dubbio in difetto rispetto ai compagni, quindi trovo assurdo che una volta messi alla pari con il resto della classe vengano poi penalizzati, per avere diritto ad usare glli strumenti dati dalla Legge 170, e relative Linee guida.

Ma oltre alla normativa già nominata, anni prima già c’erano circolare ed ordinanze che chiedevano agli insegnanti di tenere conto del  questo disagio di questi studenti e che la valutazione deveva essere fatta tenendo conto del DSA e quindi dell’impegno e non solo del risultato

SE QUESTO NON FOSSE SUFFICENTE IL DOTT. GUIDO DELL’ACQUA REFERENTE AREA BES DEL MIUR HA CIARITO ALCUNE COSE

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Cosa significa compensare uno scritto deficitario con  l’oraleplay
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Come aiutare un alunno con DSA (disturbi specifici di apprendimento)

I bambini con D.S.A. hanno problemi con la memoria a breve termine mentre, generalmente, hanno una buona memoria a lungo termine,  hanno, inoltre,  problemi di memoria nei casi in cui l’informazione sia strutturata in sequenza.

Ad esempio: imparare i giorni della settimana, i mesi dell’anno, le note musicali, le tabelline o l’alfabeto.

Pensano principalmente per immagini.

Spesso confondono la destra con la sinistra e non hanno una buona percezione del tempo che scorre con la conseguente possibilità di avere difficoltà nell’organizzazione e nell’essere puntuale.

La lettura analogica dell’orologio può non essere acquisita o risultare difficile.

Hanno molte difficoltà motorie fini, come allacciarsi le scarpe o i bottoni; il modo in cui tengono in mano la penna, solitamente ma non sempre, è inconsueto.

Possono essere ambidestri. Appaiono non coordinati e goffi nei movimenti.

Non amano molto disegnare e soprattutto non amano assolutamente colorare.

Hanno notevoli difficoltà a mantenere l’attenzione e la concentrazione; durante le prove orali, nelle materie preventivamente studiate a casa, solitamente non hanno alcuna difficoltà, ma ottengono scarsi risultati nelle prove scritte. Nelle rielaborazioni spontanee hanno notevoli difficoltà nello strutturare un discorso che abbia un senso e la giusta successione dei tempi.

Apprendono rapidamente attraverso l’osservazione, la dimostrazione, la sperimentazione e gli aiuti visuali.

Spesso sono molto vivaci e tendono a evidenziare ciò che sanno fare bene per sopperire alla mancanza di ciò che a loro risulta difficile ottenere.

La lettura può apparire molto lenta e/o  scorretta, oppurepossono avere una buona rapidità di lettuura ma senza una buona comprensione.

Quando sono molto piccoli, i bambini con D.S.A.  non leggono in modo fluente.

Sono lenti a scrivere, in modo particolare quando devono copiare dalla lavagna, commettono errori, saltano parole e righe, non utilizzano armoniosamente lo spazio del foglio.

Molti scrivono con caratteri troppo grandi e/o troppo piccoli e preferiscono scrivere in stampato maiuscolo.

Possono avere difficoltà a utilizzare il vocabolario, a memorizzare termini difficili e specifici delle varie discipline, ricordare gli elementi geografici o collocare in modo corretto l’ordine temporale degli eventi
storici.

Il loro lessico spesso è povero, possono avere difficoltà nell’espressione verbale del pensiero; nel riconoscere le caratteristiche morfologiche della lingua italiana.

Tutti i bambini con D.S.A. hanno difficoltà nell’apprendere le lingue straniere e in particolare nella loro espressione scritta.

La non corrispondenza dei grafemi rende molto difficile la memorizzazione dei termini.

Molti bambini con D.S.A hanno difficoltà a fare i calcoli in automatico, a eseguire numerazioni regressive e le procedure delle operazioni aritmetiche (incolonnamento, riporto, ecc. a causa della difficoltà nella gestione dello spazio sul foglio).

Nel disturbo del calcolo possono essere compromesse diverse capacità, incluse quelle “linguistiche” (per esempio comprendere o nominare i termini, le operazioni o i concetti matematici, decodificare i problemi scritti in simboli matematici), quelle “percettive” (per esempio riconoscere o leggere simboli numerici o segni aritmetici e raggruppare oggetti in gruppi), quelle “attentive” (per esempio copiare correttamente i numeri, formule o figure, ricordarsi di aggiungere il riporto e rispettare i segni operazionali), “matematiche” (per esempio seguire sequenze di passaggi matematici, contare oggetti e imparare le tabelline, memorizzare gli algoritmi risolutivi, ecc…).

I bambini D.S.A. possono presentare una sola caratteristica o più caratteristiche (o tutte) contemporaneamente, inoltre la “alterazione” delle abilità dipende molto anche dall’entità della caratteristica presentata.

Si stima che il 5-7% della popolazione scolastica presenta uno o più disturbi specifici di apprendimento.

Questo significa che almeno un alunno per classe può essere: dislessico, discalculico, disortografico, oppure può presentare più di uno di questi disturbi.

Per un DSA ogni operazione risulta sempre faticosa come a noi potrebbe risultare faticoso guidare per la prima volta in Inghilterra.

Nella lettura ogni parola risulta sempre nuova, come se la leggesse per la prima volta; solo dopo molto tempo acquisirà una certa familiarità con le parole. Provate a leggere, magari sotto stress un libro di astrofisica, quante parole non vi risulterebbero familiari?

Per loro è sempre così, per tutto.

COSA SI CHIEDE ALL’INSEGNANTE

L’insegnante deve partire dal presupposto che per un DSA, l’apprendimento non è impossibile, è solo “disturbato”, alterato, e pertanto avviene in modo “speciale”.

È fondamentale che egli collabori attivamente con i colleghi del consiglio di classe, che comunichi continuamente con i genitori.

Per facilitare l’apprendimento non occorre il ricorso disperato agli strumenti compensativi o dispensativi, l’insegnante deve mettere in gioco la propria creatività per trovare quelle strategie che permettono l’automatizzazione dei processi di decodifica.

Per trovare strategie didattiche per facilitare l’apprendimento non occorre il ricorso a figure specialistiche.

Spesso questa ricerca affannosa è proprio un segnale della difficoltà dell’insegnante.

Riconoscere i comportamenti “spia” di un DSA, alla scuola secondaria superiore, è molto difficile, in quanto si tratta di ragazzi che non essendo stati precocemente diagnosticati, non comprendono i
numerosi insuccessi vissuti, e hanno un’immagine di sé negativa.

Vengono fuori le implicazioni psicologiche sul piano emotivo del ragazzo, che sembra abbia gettato la spugna e non vuole che si creino aspettative nei suoi confronti: ansia, frustrazione, senso di inferiorità,
rabbia, sentimenti depressivi, scarso senso di autoefficacia e autostima.

Manca la capacità di “coping”, di fronteggiare le situazioni.
I possibili esiti di rischio, nella maggior parte dei casi, sono ‘ritiro sociale’ e ‘aggressività’.

Aggressività che si manifesta con forme diverse, per esempio l’esacerbato umorismo, apparentemente non pericoloso
ma da ritenere un segnale di pericolo.

La bassa stima di sé provoca allontanamento sociale e sentimenti depressivi, cui bisogna prestare molta attenzione come insegnanti.

Un chiaro segnale è la difficoltà di controllo del movimento; ma anche la continua ricerca di approvazione è un sentimento depressivo.

Se non si interviene in modo adeguato, nel caso di disturbi specifici di apprendimento aumentano i disturbi associati: iperattività, deficit di attenzione, ansia.

Ciò accade perché, spesso, non riuscendo a darsi delle spiegazioni, questi ragazzi attribuiscono a loro stessi gli  insuccessi e al caso i successi (sindrome attributiva).

Il punto di forza del docente consiste nel saper riconoscere lo stile attributivo degli studenti, riuscire a puntare sulla loro motivazione, in modo da condurre ciascun alunno alla scoperta del proprio stile
cognitivo. E, in funzione di questo, sarà possibile individuare il metodo di studio più appropriato.

Come sostiene il Cornoldi, infatti, il primo strumento compensativo è un “buon metodo di studio”.

Il metodo di studio è quel sistema di processi controllati e intenzionali che richiedono l’elaborazione del materiale a disposizione per apprendere e ricordare le informazioni. Usato secondo una schema fisso.

Per quanto riguarda la valutazione vengono puntualizzati i criteri più utilizzati e comunque presi come riferimento da parte dei docenti sensibili più all’aspetto educativo che non a quello formativo della
valutazione:

  •   non vengono sottolineati e valutati gli errori ortografici;
  •   la valutazione delle prove scritte e orali tiene conto del contenuto e non della forma;
  • prove orali hanno maggiore peso delle corrispondenti prove scritte;
  • valutazione delle conoscenze e non delle carenze;
  • valutare non l’apprendimento ma per l’apprendimento;
  • la valutazione deve avere valenza metacognitiva.

Per tutti gli alunni con DSA (legge 170/2010) ma anche con tutti coloro che hanno Bisogni Educativi Speciali (DM 27/12/2012), la legge prevede che vengano adottate idonee metodologie didattiche e efficaci misure compensative e dispensative.

Occorre sempre sottolineare come le misure dispensative e compensative non debbano in alcun modo essere considerate delle forme ingiustificate di privilegio, quanto una garanzia di fruizione di pari opportunità formative per studenti con DSA. Un dislessico automatizza con estrema difficoltà il riconoscimento di formule e regole che può benissimo comprendere.

Strumenti compensativi

COMPENSARE è un’azione che mira a ridurre gli effetti negativi del disturbo per raggiungere comunque prestazioni adeguate.

Uno strumento compensativo non è per sempre, va introdotto secondo la logica dello scaffolding (impalcatura), del “tutore ortopedico”, che serve per costruire o rafforzare, ma poi deve
diventare “non più necessario”.

Strumenti dispensativi

Le misure dispensative, sono interventi che consentono all’alunno di non svolgere, o svolgere in parte, alcune prestazioni che, a causa del disturbo specifico, risultano particolarmente difficoltose. In questo
modo gli si concede la possibilità di raggiungere buone prestazioni con le stesse opportunità degli altri.

Ecco alcune misure che richiede la famiglia:

  • Spiegazione del problema da risolvere e delle consegne “a voce”;
  • le consegne vanno stampate con caratteri ben distanziati. (questo non vuol dire ingrandire il foglio, nonsono ipovedenti).
  • Favorire la comprensione della lezione ricorrendo a schemi o riferimenti visivi e introducendo l’argomento con anticipazioni e curiosità;
  • Favorire in ogni modo esperienze di successo; non farsi mai vedere soddisfatti nel beccarlo impreparato (dietro ha alle spalle pomeriggi di faticosa lettura!!).
  • Permettere durante i compiti scritti l’uso di calcolatrice, schemi, formulari, tavole sinottiche, e tutto ciò che possa dare al ragazzo la possibilità di affrontare la verifica nel modo più sereno possibile;
  • Permettere l’uso di mappe e schemi durante l’esposizione orale;
  • Dispensare dalla scrittura veloce sotto dettatura;
  • Organizzare interrogazioni programmate;
  • Concedere tempi più lunghi per le verifiche o in alternativa ridurre il livello massimo richiesto dalla prestazione (ad esempio su 10 esercizi per ottenere in massimo voto non deve svolgerli tutti e dieci correttamente) utilizzando fattori correttivi del voto;
  • Non considerare gli errori ortografici (che non si dica che se una volta sbaglia ed una no ..allora lo fa apposta! Per lui non c’è differenza nelle percezione visiva dei grafemi “c” e “q” per cui va spesso a caso…);
  • limitare la lettura ad alta voce in classe, a meno che non voglia leggere lui;
  • valutare gli elaborati scritti tenendo conto in maniera superiore del contenuto rispetto alla forma;
  • far prevalere il voto ottenuto nelle verifiche orali rispetto a quelle scritte.

 

A scuola con le app per smartphone e tablet

Insegnanti e studenti comunicano con messaggi, chat e social network fatti apposta per essere usati in classe. Come Remind, adottato già da milioni di persone negli Usa. Ma anche da noi qualcosa si muove

Si riaprono le scuole e, negli Stati Uniti, sta avendo un grande successo Remind , un’app che consente agli insegnanti di gestire i rapporti con studenti e genitori attraverso il cellulare. L’ha inventata il 27enne Brett remindKopf che, nel 2009, insieme a suo fratello maggiore, ha fondato una startup omonima nella città di San Francisco.

Un milione di insegnanti e 17 milioni di genitori e studenti hanno già scaricato l’applicazione, disponibile gratis in versione iOS e Android. In Stati come il Texas, Alabama, e la Georgia, tra il 40 e il 50% dei docenti utilizza Remind che, di recente, si è arricchita di nuove funzioni. Nell’App Store di Apple ha scalato la classifica delle migliori applicazioni raggiungendo il terzo posto.

Grazie a questo software, inizialmente concepito a sostegno dei disturbi dell’apprendimento scolastico come la dislessia (Brett ne è stato affetto da bambino), gli insegnanti possono mantenere una comunicazione costante e in tempo reale con genitori e alunni, informando e aggiornando gli interlocutori sui compiti da svolgere a casa, o ricordando scadenze di interrogazioni e orari di ricevimenti. Tramite app le famiglie possono, del resto, essere avvistate quando la scuola chiude per cattive condizioni di tempo o su altre insolite circostanze. I genitori, oltre tutto, sono in grado di controllare anche se i loro figli sono stati diligenti in classe e, eventualmente, la loro assenza ingiustificata. Attraverso Remind è possibile, del resto, inviare, anche programmandoli, documenti, foto e messaggi di testo.

Nell’ultima versione è stata introdotta la funzione di messaggistica vocale e alcuni opzioni di risposta ad icone (stella, punto interrogativo ecc.) per il ricevente, in modo da avere un feedback immediato e aumentare il coinvolgimento della classe.

Il ritorno per particolari domande e richieste sulla difficoltà di una materia o sulla partecipazione ad una gita di scuola è più facilmente visualizzabile e controllabile. Per ragioni di sicurezza, Remind nasconde agli insegnanti il numero di cellulare del singolo studente e non permette l’invio di messaggi individuali ma solo di gruppo. L’obiettivo dei creatori è molto ambizioso : connettere ogni insegnante, studente e docente su scala globale per migliorare l’attività scolastica. A questo scopo, il cellulare è una tecnologia ideale, data la sua quasi universale diffusione.

In ambito scolastico, c’è un’ampia disponibilità di app, con funzioni differenti e più o meno avanzate. Tra le tante si possono menzionare TeacherKit , Smart Seat , Blackboard , Edmodo , che integra funzionalità di gestione della didattica tipici dei Learning Management System (LMS), o Schoology , chiamato Facebook degli insegnanti, e Google Apps for education , che include la piattaforma Google Classroom.

Fonte: La Stampa

Le linee-guida per la leggibilità

Ugualianza-Giustizia1-150x150Quando si predispongono verifiche scritte per gli alunni con DSA o con disabilità si dovrebbero tener conto delle linee guida per far in modo che il testo sia più comprensibile possibile, in modo da sollevare lo studente, dal pesante carico della comprensione (il cui deficit è certificato), per metterlo sullo stesso piano dei suoi compagni di classe. 

La grafica:

1) Corredare il testo di immagini, schemi, tabelle, ma in modo chiaro e lineare, senza “affollare” le pagine.

2) Usare le intestazioni di paragrafo per i testi lunghi.

3) Usare se possibile lo STAMPATO MAIUSCOLO. E’ più facilmente leggibile (perchè stanca meno la vista) per chiunque!

4) NON usare l’allineamento giustificato: lo spazio variabile tra le parole non aiuta i loro movimenti saccadici.

5) Non spezzare le parole per andare a capo.

6) Andare spesso a capo, magari dopo ogni punto di sospensione (capoversi).

7) Distanziare sufficientemente le righe (usare un’interlinea abbastanza spaziosa).

8) Usare fonts del tipo “sans sarif”, cioè “senza grazie”.
Il Times New Roman, ad esempio, è quello che di default si utilizza in Word, ma non è indicato. Nel nostro Pc ci sono già fonts sans sarif, basta controllare che abbiano segni “puliti”, senza lineette aggiuntive, come ad es. il Comics, il Verdana, il Georgia, l’Arial. In questa pagina sono elencati i font più adatti ai ragazzi con DSA.

Attenzione, però: in alcuni di questi fonts la “i” maiuscola e la “elle” minuscola sono identiche! Altri, come il Comics e il Verdana li mantengono invece distinti (come eccezione, la sola I maiuscola ha le grazie).

9) Impostare il font in un formato (“corpo”) abbastanza grande: se un corpo di 12 punti può essere accettabile per il Verdana maiuscolo, per altri tipi di font più piccoli potrebbero servire almeno 14/16 punti.

10) Se possibile, usare il grassetto e/o colori diversi per evidenziare le parole chiave ed i concetti più importanti, o per raggruppare (nel caso dei colori) concetti e contenuti tra loro correlati. Come per il punto 1, però, attenzione a non esagerare: il testo deve essere chiaro, “pulito”, senza inquinamento visivo.

L’organizzazione dei testi e il lessico:

1) Usare frasi brevi, evitando le subordinate e preferendo, piuttosto, le coordinate.

2) Non usare doppie negazioni.

3) Fare attenzione alle frasi con troppi pronomi: costringono ad inferenze ed aumentano il carico cognitivo, a scapito della strumentalità di lettura.

4) Nei testi informativi/di studio raggruppare le informazioni per blocchi tematici.

5) Nei testi narrativi sostituire gli eventuali flash-back con un più semplice ordine cronologico.

6) Cercare di evitare testi troppo lunghi: max 250 parole per pagina.

7) Per quanto possibile, usare forme attive e al modo indicativo.

8) Usare un lessico semplice, in base all’età e alle difficoltà dell’alunno.

I ragazzi dislessici e le e lingue straniere

girlAdattare l’insegnamento della lingua per la presenza di dislessici in classe non significa limitare i contenuti ma piuttosto utilizzare strategie diverse che, pur mirate al soddisfacimento delle esigenze degli studenti linguisticamente più deboli, potenziano le abilità di tutto il gruppo classe.
Per procedere alla identificazione delle strategie più efficaci è necessario tenere presente che molti studenti potenzialmente dislessici non sono diagnosticati ma semplicemente etichettati come distratti, pigri o svogliati e che questo disordine si manifesta in alunni con un grado di intelligenza spesso superiore alla norma in aree diverse da quella linguistica. Va ricordato che le differenze tra una persona dislessica ed una non dislessica si manifestano principalmente nell’apprendimento dell’abilità della lettura e della scrittura e che tali differenze non sono particolarmente visibili; infine l’invisibilità del problema può essere acuita dalle caratteristiche fonologiche dell’italiano.
Considerando la situazione nel nostro paese, è molto importante leggere e valutare i diversi suggerimenti dei ricercatori di altri paesi, in particolare di lingua inglese, ed adattare tali idee alle concrete e diverse necessità degli studenti che incontriamo nella realtà delle nostre classi. Ricordiamo che, ad esempio, nei paesi di lingua inglese l’incidenza di dislessici è di quasi il venti per cento della popolazione e le difficoltà che gli studenti anglofoni incontrano già nella lingua madre sono marcate.
fonte: Rossela Grenci
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Ho ritrovato questa risposta del Prof. Ademario Lo Brano. Era un fantastico insegnante della lingua inglese. La copio perchè altri colleghi e genitori possano capire quanto è ancora vero. La risposta era del 2010 LEGGI
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