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Ricercatori statunitensi confermano che gene DCDC2 è associato alla dislessia

DNAUn gruppo di ricerca statunitense ha fornito nuove prove sperimentali del fatto che il gene DCDC2 è associabile alla dislessia. University of Texas at Dallas

Una nuova ricerca proveniente dagli Stati Uniti ha fornito prove sperimentali che confermerebbeo che il gene DCDC2 è associabile alla dislessia e a problemi di elaborazione del linguaggio.

La ricerca, coordinata dal professor Michael Kilgard dell’università statunitense University of Texas at Dallas, sarebbe la prima a fornire prove sperimentali del fatto che tale gene è necessario per una normale elaborazione uditiva di enunciati complessi.

“Grazie a questa ricerca – ha dichiarato Kilgard – abbiamo le prove sperimentali che confermano che le persone dislessiche non sentono effettivamente tutti i suoni che dovrebbero udire”. Kilgard ritiene dunque che le prove sperimentali fornite possano orientare la ricerca a propendere per la teoria fonologica sull’orgine della dislessia e non per quella visiva. Kilgard ritiene, inoltre, che i risultati della ricerca possano essere utili per permettere di capire quali bambini potranno avere problemi di lettura prima ancora di cominciare a leggere.

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Per maggiori dettagli sulla ricerca del professor Kilgard cliccare qui.

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Indennità di frequenza: sentenza tribunale di Foggia

 Lo Studio legale Leccese comunica:

che dopo anni di battaglie fatte di dialogo, confronto con Giudici e consulenti tecnici tesi a far comprendere loro la portata reale dei disturbi di apprendimento nella vita dei minori, sia a scuola che in ambito extrascolastico e delle ripercussioni concrete nella vita quotidiana per i minori medesimi e le loro famiglie siamo riusciti ad ottenere presso il Tribunale di Foggia l’indennità di frequenza, troppo spesso inspiegabilmente (diremmo noi) negata dalla commissioni mediche ASL dinanzi alle obiettive e persistenti difficoltà a compiere le funzioni proprie dell’età da parte dei DSA. Questo caso è emblematico per il fatto che anche un solo disturbo, come nel caso di specie la disgrafia comporti una serie di difficoltà e ripercussioni nella vita del minore e delle famiglie. Ne eravamo persuasi ed abbiamo insistito affinché ciò potesse accadere.”

Vi allego il provvedimento del Tribunale ovviamente con tutte le precauzioni dovute ai dati sensibili e previo consenso dei genitori interessati;

avv.Vincenzo Leccese

sentezza

 

Il ‘Referente’ DSA a scuola

 La ‘funzione strumentale DSA’ è prevista dalla Legge 170/2010, dal DM del 12/07/2011 e dalle Linee Guida DSA.
La Funzione Strumentale è un riferimento per genitori ed insegnanti in materia di Disturbi Specifici dell’Apprendimento.
Le funzioni del “referente” sono svolte da un insegnante e riguardano la sensibilizzazione e l’approfondimento delle tematiche, nonché il supporto vero e proprio ai colleghi insegnanti direttamente coinvolti nell’applicazione didattica.Il referente deve aver acquisito una specifica formazione e aver maturato esperienza nell’ambito dei Disturbi Specifici di Apprendimento e deve essere stato eletto dal Collegio dei Docenti.
Le funzioni del referente sono stabilite dalla Legge e sono le seguenti:
  1. Fornire informazioni circa le disposizioni normative vigenti
  2. Fornire indicazioni in merito alle misure compensative e dispensative, in vista dell’individualizzazione e personalizzazione della didattica
  3. Collaborare all’individuazione di strategie volte al superamento dei problemi esistenti nella classe con alunni DSA
  4. Offrire supporto ai colleghi insegnanti riguardo agli strumenti per la didattica e per la valutazione degli apprendimenti
  5. Curare la dotazione di ausili e di materiale bibliografico all’interno dell’Istituto
  6. Diffondere le notizie riguardanti l’aggiornamento e la formazione nel settore
  7. Fornire informazioni riguardanti Enti, Associazioni, Istituzioni, Università di riferimento
  8.  Fornire informazioni riguardo a strumenti web per la condivisione di buone pratiche
  9. Fare da mediatore tra famiglia, studente (se maggiorenne) e strutture del territorio
  10. Informare gli insegnanti che effettuano supplenze nelle classi, della presenza di eventuali casi DSA.

Il referente d’Istituto promuove comunque l’autonomia dei colleghi nella gestione degli alunni DSA, operando perché ciascun insegnante “senta” pienamente proprio l’incarico di rendere possibile per tutti gli studenti un pieno e soddisfacente apprendimento in classe.Infine, il referente può promuovere Progetti approvati dal Collegio dei Docenti nell’ambito dei Disturbi Speciifici dell’Apprendimento.

Documento AID sul refente DSA

Capire e non capire la matematica e la geometria

Di Brunella Murolo

E’ esperienza fin troppo comune a molti adulti di oggi, quella di essersi trovati a riuscire in quasi tutte le materie (o in tutte) di studio, sin dalle elementari, fallendo o arrancando tristemente nell’area della Matematica e della Geometria.

Qualcuno sbagliava i calcoli, qualcun altro non capiva i problemi, altri “sparavano a caso” e qualche volta ci azzeccavano e più spesso no… Capitava ad alcuni bambini, diventati adolescenti, di incontrare poi insegnanti carismatici e motivati che, sapendo porgere la materia, li riconciliavano con quel mondo astratto e buio. Capitava, però: non era la norma.

Non sempre la situazione era così polarizzata tra il capire e il non capire. Molti, credo la maggioranza di noi studenti, quando andavamo alle scuole superiori, qualche “6” riuscivamo a conquistarlo. Chi non aveva copiato, aveva molto studiato, si era molto esercitato, ma non sempre aveva veramente capito. Quindi prendeva 6 perché riusciva a svolgere bene le parti “automatiche” del compito in classe e “parti” di problemi di Geometria di vario genere (razionale, euclidea, analitica…) o “parti” di studio di funzioni.
Chi aveva veramente capito, invece, prendeva dei voti davvero belli e spesso era felice di studiare la matematica.

Tutto ciò però non era considerato un problema. Era normale. Per la Matematica bisognava “essere portati”: o la capivi o non la capivi. Sembrava che il ruolo della didattica non avesse quasi rilevanza per il risultato da noi raggiunto quanto a competenze finali.
Oggi si sta uscendo da questo tipo di impostazione per riuscire a dare una risposta didattica al problema del successo in Matematica sia quando c‘è discalculia, sia quando non c‘è alcun disturbo specifico di apprendimento. L’esigenza di condurre tutti gli alunni ad apprendere questa materia, di capirla e di riuscire ad ottenere buoni risultati è molto sentita dagli insegnanti.

Quando c’è discalculia, la diagnosi può dire alcune cose che aiuteranno l’insegnante ad impostare il lavoro, ricordando che tale disturbo può comportare un accesso difficile al mondo dei numeri e delle formule, impedendo allo studente di “automatizzare” i procedimenti di calcolo e di acquisire le tecniche per il calcolo veloce.
L’uso della calcolatrice e dei formulari di Matematica e di Geometria possono essere molto utili, ma perché vi sia un apprendimento consolidato, l’insegnante può operare in momenti differenziati con la classe e con lo studente lavorando su più fronti:

1. Intervenire con un metodo di “lettura consapevole dei segmenti di calcolo”. Ciò ha lo scopo di favorire la presa visione logica di ogni fattore simbolico e della sua collocazione nel fraseggio algoritmico.

2. Educare alla scelta delle “proprietà algoritmiche”, per essere consapevoli del bagaglio nozionistico adeguato.

3. Educare al metodo della “revisione del regresso”, del controllare la corretta applicazione degli algoritmi nel passaggio precedente, eliminando o diminuendo la distrazione, responsabile dell’errore e della dimenticanza.

Si tratta insomma di usare un metodo “meta cognitivo” che consenta agli studenti di riflettere su ciò che fanno di fronte al quesito di matematica.
L’esperienza dell’alunno è spesso legata ad un senso di fallimento proprio nel “controllo” delle operazioni che svolge. Sembra che il risultato non sia mai quello atteso, anche a fronte di notevoli sforzi e ciò può essere dovuto proprio a carenze nel controllo dei passaggi. Anche l’uso della calcolatrice non risolve del tutto il problema del calcolo, se ad esempio si scrivono i numeri in modo scorretto o non si controlla la verosimiglianza di un risultato.

DISCALCULIA O DISLESSIA CON DIFFICOLTA’ MATEMATICHE

Molti genitori ed insegnanti  si fanno questa domanda…

…gli alunni con diagnosi di DISLESSIA e non di DISCALCULIA manifestano i disturbi solo per le materie letterarie e non per quelle matematico-scientifiche?
Ebbene i  ragazzi dislessici hanno notevoli difficoltà anche nella matematica, nella chimica e nella fisica pur NON essendo DISCALCULICI,  in quanto la Dislessia è una difficoltà nella decodifica  dei simboli che siano LETTERE, NUMERI o SIMBOLI MATEMATICI  è indifferente, hanno difficoltà a ricopiare dalla lavagna o da un libro, inoltre la maggior parte dei ragazzi ha problemi di memoria.
Facciamo dei piccoli esempi:
SCRIVERE, LEGGERE E TRASCRIVERE  I NUMERI
DISCALCULIA DISLESSIA CON
DIFFICOLTA’ MATEMATICHE
  • Difficoltà a posizionare le cifre

1

  • Difficoltà a scrivere numeri sotto dettatura

– novemilasettecentodue
– 9702

  • Errori di trascrizione
11
  • Inversione di cifre

– da 15 a 51
– da 1574 a 7451


CONFRONTARE I NUMERI
DISCALCULIA DISLESSIA CON
DIFFICOLTA’ MATEMATICHE
  • Difficoltà a capire il valore del numero
  • Difficoltà a capire l’ordine sequenziale dei numeri (specialmente a ritroso)
  • Difficoltà a disporre i numeri sulla linea orientata
  • Difficoltà a decodificare “PIU’ GRANDE” o “PIU’ PICCOLO” o simili
  • Difficoltà a leggere e decodificare il numero

NELLE OPERAZIONI
DISCALCULIA DISLESSIA CON
DIFFICOLTA’ MATEMATICHE
  • Difficoltà nel capire somma come una addizione o differenza come sottrazione ecc….
  • Lentezza e difficoltà nei calcoli (con uso di carta e penna)
  • Impossibilità di fare calcoli mentali anche semplici
  • Difficoltà nel mettere in colonna in quanto non si capisce la posizione dei numeri
1
  • Difficoltà a ricordare i riporti
  • Lentezza nelle operazioni
  • Difficoltà nel recuperare i fatti numerici
  • Difficoltà memoria procedurale